Tre Amiche
Un film di Emmanuel Mouret
Tre Amiche, il film diretto da Emmanuel Mouret, racconta la storia di tre amiche e delle loro relazioni. Joan, Alice e Rebecca sono grandi amiche ma anche molto diverse tra loro.
Joan è sposata con Victor e ha una figlia. Quando capisce che non ama più suo marito, decide di lasciarlo. Nonostante la fine dei sentimenti, le pesa l’idea di fingere e sentirsi disonesta. Victor sparisce dalla sua vita lasciandole un profondo senso di colpa, che la tormenta. Alice invece sta con Eric, e anche tra loro sembra essersi esaurito l'amore, ma per lei il matrimonio è una questione di stabilità e razionalità. Alice rassicura Joan, convinta che una coppia possa durare anche senza passione. Non sa però che Eric ha una relazione con Rebecca.
Rebecca, spirito libero e passionale, preferisce le emozioni forti e i legami avventurosi. Sceglie relazioni segrete con uomini sposati, infatti è l'amante di Eric. Quando Joan prende la difficile decisione di cambiare vita, tutto si incrina. Da quel momento anche l'amicizia tra le tre donne sembra subire uno scossone, mentre confessioni e malintesi minacciano un equilibrio già precario.
Ambientato tra Lione e la campagna francese, il film è un viaggio intimo e ironico tra sentimenti repressi, desideri nascosti e il fragile legame tra amicizia e verità.
Con Camille Cottin Sara Forestier Damien Bonnard Vincent Macaigne
Produzione: Francia , 2024 , 117min.
Con "Le cose che diciamo, le cose che facciamo", Emmanuel Mouret si consacra definitivamente come il più raffinato erede contemporaneo della tradizione francese del marivaudage. Sulla scia di maestri come Éric Rohmer, Mouret orchestra un'elegante (e solo apparentemente leggera) sinfonia sui sentimenti, i tradimenti e le auto-giustificazioni che definiscono le relazioni moderne.
Scritta con Carmen Leroi, la sceneggiatura si avvale di una voce narrante—dichiaratamente coinvolta nella vicenda—per guidarci in un labirinto di legami incrociati. Joan non ama più Victor; la sua amica Alice la rassicura che la passione è superflua, ignorando che il suo stesso compagno, Eric, ha una relazione con la loro comune amica Rebecca. La decisione di Joan di lasciare Victor, e la sua successiva scomparsa, funge da detonatore, scuotendo le fondamenta di questo fragile edificio emotivo.
La grande sensibilità di Mouret risiede nell'osservazione dei suoi protagonisti. Non sono marionette in un gioco di società, ma esseri umani dotati di un mondo interiore complesso, spesso trattenuto e nascosto. Il regista non giudica mai; si pone piuttosto al fianco di ognuno di loro, disposto a comprenderne gli errori, le fughe in avanti e l'incessante bisogno di stabilità.
Il cuore del film è il conflitto tra il desiderio di definire l'"Amore" una volta per tutte e la sua natura intrinsecamente mutevole. Mouret esplora le correnti sotterranee del senso di colpa e il brivido dell'avventura clandestina, gestendo le "convergenze e divergenze" con una grazia che quasi sempre schiva la trappola del dramma plateale.
Anche il dolore—come quello di chi resta ancorato all'innamoramento mentre il partner è già altrove—viene declinato senza alcun didascalismo, privilegiando l'estrema attenzione alle singole psicologie. In questo, Mouret riesce nel compito più difficile: i suoi personaggi si fanno persone, che agiscono e reagiscono con tutte le magnifiche e necessarie contraddizioni dell'animo umano.