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Rifkin's Festival

Un film di Woody Allen

Rifkin's Festival, il film diretto da Woody Allen, racconta la storia di una coppia americana: Sue (Gina Gershon), ufficio stampa cinematografica e Mort Rifkin (Wallece Shawn), suo marito, docente in pensione e appassionato di cinema. I due decidono di trascorrere una vacanza in Spagna e prendere parte al Festival del cinema di San Sebastian. La coppia viene travolta dalla bellezza tipica delle cittadine site nel nord della Spagna e dall'ammaliante magia del cinema che si respira durante l'evento. Sue subisce maggiormente la seduzione della settima arte che la spinge a iniziare una relazione con il giovane e affascinante cineasta francese, nonché suo cliente, Philippe (Louis Garrel). La cosa fa perdere la testa all'ipocondriaco Mort, che convinto di avere problemi cardiaci si precipiterà in visita da un cardiologo e farà la conoscenza della dottoressa Jo Rojas (Elena Anaya). La donna, in crisi con suo marito Paco (Sergi López), adora i grandi classici e ha molte affinità con Mort. Così mentre Sue passa il suo tempo in compagnia di Philippe, tra Mort e Jo si crea un'amicizia sempre più profonda che farà riesplodere in Mort quella grande passione per il cinema classico che tanto amava. L'ex professore avrà inoltre la possibilità di riflettere a lungo sulla su vita e ritroverà grande fiducia verso il futuro, superando finalmente quel blocco che fino a quel momento non gli aveva permesso di portare a termine il suo primo romanzo.

Con Gina Gershon Wallace Shawn Louis Garrel Christoph Waltz Elena Anaya Steve Guttenberg

Produzione: USA Spagna , 2021 , 92min.

Rifkin's Festival (2021) - Trailer Ufficiale Italiano 60"

Il cielo sopra San Sebastián non smette di passare dall'arancio solare al nero dei temporali, che depositano sulle montagne attorno nuvole di ogni sorta di blu. Sfumature e passaggi di colori che farebbero la gioia di poeti e pastori e hanno fatto quella di Vittorio Storaro, direttore della fotografia e complice storico di Bertolucci, Coppola... e Woody Allen.

Quarto film insieme, Rifkin's Festival è stato girato nella rinomata località basca, una grande stazione balneare d'antan, una baia a forma di conchiglia affollata di turisti e fanfaroni che bevono birra, divorano polpi e masticano cinema col pimiento de Padrón. Il décor perfetto per l'eterna ricerca esistenziale di Woody Allen, che regola i suoi conti da lontano con l'establishment americano.

L'intrigo, un ménage a quattro che il regista governa con piglio e senza preoccuparsi di deviare da una trama convenzionale, fa fuoco sul positivismo guerriero di Hollywood (anche se rappresentato da John Ford a Howard Hawks) e manda un messaggio preciso agli autori europei sedotti dalle sirene degli studios e indifferenti alla loro eredità (Fellini, Truffaut, Lelouch, Godard, Bergman, Buñuel...). Come Philippe Germain, astro nascente del cinema francese, che ha capito tutto e trovato addirittura con un film la soluzione al problema israelo-palestinese. Ed è soprattutto contro il narcisista Philippe di Louis Garrel, che coltiva l'autoderisione alla faccia di chi lo considera sprezzante, che si concentra il biasimo del protagonista, bilioso, ipocondriaco ma sempre lucido contrappunto alle sue derive 'artistiche'.

Wallace Shawn, attore ricorrente nella filmografia di Allen, da Manhattan a Radio Days, passando per Melinda & Melinda, è lo straordinario avatar del regista che si ritrova più danneggiato in fondo al film di quanto lo fosse all'inizio. Non è la prima volta che l'autore newyorkese consegna il suo personaggio a un altro attore, lo aveva già fatto con Larry David (Basta che funzioni) e Kenneth Branagh (Celebrity), o lo reincarna in una versione più giovane, Jesse Eisenberg (Café Society) o Timothée Chalamet (Un giorno di pioggia a New York), che riprendono in mano la sua giovinezza e i suoi desideri, scivolando nel maschio newyorkese che Allen aveva sviluppato dal giorno in cui si attribuì il ruolo principale. Shawn si assume il peso apportando una rotondità bonaria all'ironia 'sottile' di Allen e confermando che ogni tourbillon o affanno è schermo all'inaffrontabile idea della morte, incarnata per l'occasione da Christoph Waltz. Più spermatozoo col paracadute alleniano (Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso...) che Bengt Ekerot bergmaniano (Il settimo sigillo), dispensa consigli per vivere più a lungo piuttosto che ricordare alle persone che devono morire. Perché nell'ultimo film di Woody Allen anche la Morte è stanca di giocare a scacchi con la vita.