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Paternal leave

Un film di Alissa Jung

Paternal Leave, il film diretto da Alissa Jung, si svolge sulle desolate spiagge della riviera romagnola, immerse nell’atmosfera silenziosa e invernale.
La storia segue Leo (Juli Grabenhenrich), una quindicenne tedesca che, dopo aver scoperto l’identità del suo padre biologico italiano, decide di partire per incontrarlo. Leo è cresciuta senza una figura paterna, ma la rivelazione della madre le lascia un fiume di domande. Con il cuore in gola, si prepara ad affrontare quell’uomo che ha l’abbandonato senza spiegazioni. Arrivata a Rimini, si imbatte in Paolo (Luca Marinelli), un uomo sorpreso e intimorito, incapace di giustificare la sua lunga assenza.
Quello che doveva essere un incontro inatteso e dolce si trasforma ben presto in un confronto aspro e doloroso, un faccia a faccia tra le scelte del passato e le ombre del presente. Nel frattempo, Leo intreccia legami con altre persone: Edoardo, un ragazzo che vive con un padre violento, e la piccola Emilia, la figlia riconosciuta e amata di Paolo. Al centro della storia ci sono i temi dell’abbandono, della ricerca delle proprie radici e della solitudine. L’incontro tra Leo e Paolo diventa un viaggio emozionale, un tentativo di dare senso a una storia incompleta e di affrontare le cicatrici di scelte non fatte.

Con Juli Grabenhenrich Luca Marinelli Arturo Gabbriellini Gaia Rinaldi Joy Falletti Cardillo

Produzione: Italia , 2025 , 113min.

Paternal Leave - Trailer Ufficiale

"Paternal Leave", debutto alla regia di Alissa Jung, è un "coming of age" energico e rabbioso che esplora l'incontro tra l'adolescente tedesca Leo (Juli Grabenhenrich) e il padre italiano che non ha mai conosciuto, Paolo (Luca Marinelli).

L'impatto con questa paternità inattesa rivela Paolo come un uomo "inadeguato, vulnerabile, irrisolto", incapace di gestire la responsabilità e terrorizzato dal confronto. Marinelli interpreta efficacemente un uomo incline alla fuga, mentre la debuttante Grabenhenrich è convincente nel ruolo della figlia delusa, che non comprende perché il padre riesca a esserlo con la sorellastra Emilia, ma non con lei.

Il film diventa così un doloroso "coming of age" doppio, un gioco di specchi tra padre e figlia. La regista ha il merito di raccontare questo rapporto altalenante con sobrietà e misura, evitando la retorica, sebbene la narrazione inciampi in "qualche urlo di troppo alla Muccino".

Pur essendo un dramma familiare a tratti molto duro – con Leo costretta a sentirsi un "errore" che il padre nasconde – la Jung evita il soffocante "camera e cucina". La regia fa respirare i personaggi utilizzando ampi spazi e panorami romagnoli. Sebbene supportato da personaggi secondari come Edoardo (che condivide con Leo difficoltà paterne), il focus resta saldo sulla relazione "imperfetta, difettosa, frangibile" tra i due protagonisti, che trova la sua emozionante verità in un insperato abbraccio.