Salta al contenuto principale

Nouvelle Vague

Un film di Richard Linklater

Nouvelle Vague, il film diretto da Richard Linklater, racconta la nascita di un capolavoro e l'inizio di una rivoluzione nel mondo del cinema. È la storia di “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard, ma anche quella della Nouvelle Vague, dei suoi protagonisti, dei sogni e delle tensioni che hanno dato forma a una nuova idea di cinema.
Siamo a Parigi, tra il 1959 e il 1960. Truffaut e Chabrol (Adrien Rouyard e Antoine Besson) hanno già mosso i primi passi dietro la macchina da presa. Godard (Guillaume Marbeck) è pronto a girare il suo primo lungometraggio. Rivette e Rohmer (Jonas Marmy e Côme Thieulin) sono agli esordi. Intorno a loro, un fermento culturale unico, nutrito dalle opere di Jean Cocteau (Jean-Jacques Le Vessier), Robert Bresson, Roberto Rossellini (Laurent Mothe) e Jean-Pierre Melville.
Girato con lo stesso spirito libero, audace e sperimentale che animava quei giorni, il film non si limita a ricostruire la genesi di “À bout de souffle”, ma la vive e la reinventa. Grazie alle nuove tecnologie, è possibile respirare l’aria della Parigi di quegli anni, sentire il battito di una generazione che credeva nel cinema come atto di libertà. È un omaggio alla giovinezza, al coraggio creativo, e al momento esatto in cui il cinema ha smesso di guardare il passato per iniziare a immaginare il futuro.

Con Zoey Deutch Alix Bénézech Guillaume Marbeck Aubry Dullin Adrien Rouyard Roxane Rivière

Produzione: Francia , 2025 , 105min.

NOUVELLE VAGUE di Richard Linklater | Trailer ITA HD

Ambientato nella Parigi del 1959, nel pieno fermento della Nouvelle Vague già consacrata dagli esordi di François Truffaut e Claude Chabrol, il nuovo film di Richard Linklater racconta la genesi di Fino all'ultimo respiro, il capolavoro con cui Jean-Luc Godard, sostenuto dal produttore Beauregard, cambiò per sempre la storia del cinema. Spinto da una cinefilia onnivora e appassionata, il regista texano firma un omaggio sorprendente, girando per la prima volta in francese con un cast quasi interamente transalpino e scegliendo la via di una narrazione garbata, ironica e mai pedante.

Lontano dai cerebralismi e dall'egocentrismo di tanti emuli di Godard, Linklater ricostruisce quell'epoca irripetibile con meticolosa umiltà, affidando ad attori poco noti ma talentuosi i ritratti misurati di icone come Rivette, Varda, Bresson, Rossellini e Melville. Tra loro spicca Zooey Deutch, capace di restituire le sfumature di una Jean Seberg finalmente liberata dall'ombra del suo tragico destino. Pur concedendo qualche inevitabile semplificazione didattica per rendere la materia accessibile anche ai meno esperti, il film trova la sua cifra più autentica nel racconto del fuoricampo: ciò che accade tra un ciak e l'altro svela infatti il lato più quotidiano e lontano dall'agiografia di Godard e Truffaut, ritratti come amici sinceri ma non immuni da reciproche invidie. Con una naturalezza disarmante che attesta la sua grandezza di narratore, Linklater cattura così la genuina leggerezza di spirito della Nouvelle Vague delle origini.