Il Rapimento di Arabella
Un film di Carolina Cavalli
Il Rapimento di Arabella, il film diretto da Carolina Cavalli, racconta la storia di Holly, una giovane donna di ventotto anni che vive ai margini, intrappolata in un costante senso di inadeguatezza.
Da sempre si sente la versione sbagliata di se stessa, come se la sua vita avesse preso una direzione irrimediabilmente sbagliata. È convinta di aver mancato il suo vero destino, di non essere mai diventata la persona che avrebbe dovuto essere. Un giorno però, tutto cambia quando incontra Arabella, una bambina di sette anni dall’aria misteriosa e dallo sguardo profondo. Holly è colpita da una strana sensazione: è come se quella bambina fosse la sua versione più giovane, quella che avrebbe voluto salvare e proteggere.
Arabella, decisa a scappare da casa e a nascondere la propria identità, accetta il gioco di Holly e si lascia convincere a diventare la bambina che lei era. Insieme, intraprendono un percorso sospeso tra realtà e immaginazione, dove Holly ritrova frammenti di sé perduti e inizia a credere che forse, attraverso quella strana amicizia, può ancora diventare qualcuno di speciale.
Con Benedetta Porcaroli Lucrezia Guglielmino Chris Pine Marco Bonadei Eva Robin's Margareth Madè Roberto Zibetti
Produzione: Italia , 2025 , 107min.
Carolina Cavalli torna dietro la macchina da presa con un'opera che esplora lo smarrimento generazionale e il dolore esistenziale attraverso la figura di Holly, una studentessa di fisica solitaria e scostante. L'incontro con Arabella, una bambina che sembra il suo specchio fanciullesco, innesca in Holly l'illusione di poter riscrivere il proprio passato e rimediare ai propri danni emotivi. È un viaggio psicologico al limite dell'abisso, dove il desiderio di una seconda possibilità si scontra con una realtà frammentata e una fuga che appare sempre più disperata.
Sotto il profilo stilistico, il film mette in luce il talento estetico della regista e la sua capacità di dirigere gli attori, con una menzione speciale per la giovanissima Lucrezia Guglielmino e la fotografia ricercata di Lorenzo Levini. La pellicola sceglie scientemente di tratteggiare protagoniste "sgradevoli" e fuori dagli schemi, rivendicando il diritto all'errore e all'inadeguatezza. Tuttavia, la critica evidenzia un'eccessiva dipendenza dai canoni del cinema indie americano: tra atmosfere alla Wes Anderson e citazioni visive che richiamano Sean Baker o le Coppola, l'individualità dell'autrice rischia di restare soffocata da un'estetica "quirky" e artificiosa.
Anche scelte produttive come il casting di Chris Pine, nel ruolo di un padre-scrittore italiano, appaiono più come strizzatine d'occhio al mercato internazionale che necessità narrative reali. Nonostante l'originalità del tema — che ricorda per certi versi le suggestioni di "Petite Maman" — il film sembra pagare pegno a una cultura cinematografica d'oltreoceano che non sempre si sposa con il contesto rappresentato. In conclusione, pur confermando una cifra autoriale lunare e interessante, Cavalli realizza un lavoro raffinato ma "glocal", che fatica a trovare una voce davvero universale e affrancata dai modelli di riferimento.