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2073 - Ultima chiamata

Un film di Asif Kapadia

2073, film diretto da Asif Kapadia, si svolge in un futuro distopico, nel quale il pianeta si ritrova ad affrontare alcune grandi sfide.
Ambientato in un mondo profondamente trasformato da cambiamenti climatici estremi, tensioni sociali crescenti, regimi autoritari sempre più diffusi e un'accelerazione incontrollata dell’evoluzione tecnologica, il film intreccia realtà e finzione, integrando una componente documentaria a una parte fiction.
Nel mondo desertificato e militarizzato della New San Francisco del futuro si muove clandestinamente la solitaria Ghost (Samantha Morton), custode dei ricordi di un mondo ormai perduto – il nostro presente – e portatrice di un monito urgente.

Con Samantha Morton Naomi Ackie Hector Hewer

Produzione: Gran Bretagna , 2024 , 85min.

2073 - Official Trailer

In 2073, Asif Kapadia compie un salto vertiginoso dal documentario biografico alla distopia speculativa, confezionando un’opera che è tanto un grido d’allarme quanto un brutale "messaggio nella bottiglia". Ambientato in una New San Francisco spettrale e iper-sorvegliata, il film ci proietta in un futuro dove la democrazia è un ricordo sbiadito e il potere è concentrato nelle mani di un’oligarchia tech che manipola l’informazione e i desideri. Attraverso gli occhi e la voce fuori campo di Ghost — interpretata da una magnetica Samantha Morton che ha scelto il silenzio verbale per resistere all'orrore — esploriamo un mondo che ha perso il contatto con il proprio passato analogico per scivolare in un presente di controllo totale.

La forza del film risiede nella sua natura anfibia: Kapadia mescola la finzione sci-fi con un montaggio serrato di immagini di repertorio, cronaca giornalistica e volti tristemente noti della politica attuale. Non è una semplice fantasia futuristica, ma l'estremizzazione dei processi già in atto — dalla Brexit alla crisi climatica, fino alla sorveglianza digitale — che il regista cuce insieme per dimostrare come l'abisso non sia poi così lontano. Il recupero di simboli della resistenza, come l'autobiografia di Malcolm X trovata tra i rifiuti, serve a ricordare che la lotta per i diritti non è un concetto confinato ai libri di storia, ma un'urgenza del presente.

Sebbene l'opera possa soffrire di una cronica mancanza di immagini originali, affidandosi quasi interamente al riuso di inchieste preesistenti, colpisce per la sua capacità di sintesi e per il coraggio civile che emana. È un cinema che si fa atto politico, una "chiamata alle armi" consapevole che la democrazia, citando il Washington Post, muore davvero nelle tenebre del disinteresse. Splendido e agghiacciante il montaggio che trasforma uno stormo di uccelli in una flotta di droni: una metafora perfetta di una natura ormai definitivamente violata dalla tecnologia.