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Il servo

Un film di Harold Pinter Joseph Losey

Il Servo, film diretto da Harold Pinter e Joseph Losey, segue le vicende di Tony Mounset (James Fox), giovane e volubile aristocratico londinese. Dopo aver acquistato una grande casa in uno dei quartieri più alla moda della città, il ragazzo assume un certo Hugo Barrett (Dirk Bogarde) come maggiordomo e tuttofare. Quest’ultimo si rivela un eccellente domestico, leale e competente, capace di captare ogni desiderio del suo padrone: nonostante ciò Susan (Wendly Craig) - la fidanzata di Tony - nutre dei sospetti nei suoi confronti e lo tratta con diffidenza.
Dopo aver convinto il giovane padrone della necessità di una cameriera, Barrett porta in casa sua sorella Vera (Sarah Miles), che spinge a sedurre Tony. La situazione degenera quando viene a galla la verità: Barrett e Vera sono in realtà amanti. Dopo aver licenziato i due inservienti ed esser stato abbandonato da Susan, Tony precipita in un vortice di solitudine, depressione e alcolismo.
Tempo dopo, l’aristocratico inglese rincontra per caso l'ex domestico e lo implora di tornare a lavorare per lui. Barrett accetta, ma qualcosa è cambiato nei suoi atteggiamenti e vengono rapidamente a galla le sue reali intenzioni…

Con Dirk Bogarde Sarah Miles Wendly Craig James Fox Catherine Lacey Anna Firbank

Produzione: Gran Bretagna , 1963 , 117min.

Il Cinema Ritrovato al cinema: 'The Servant' di Joseph Losey | trailer

Barrett viene assunto come domestico da Tony, un imprenditore in campo edilizio appena tornato dall'Africa dove sta sviluppando un importante progetto abitativo. Tony ha una fidanzata, Susan, che da subito non apprezza la presenza di Barrett e ne riceve una ricambiata diffidenza. Dietro a modi e comportamenti servili e rispettosi si nasconde una personalità complessa che ha come unico scopo il dominio. Grazie all'ospitalità, che Tony autorizza, della 'sorella' Vera gliela fa cadere tra le braccia per poi svelare il loro rapporto dinanzi a Susan.

Adattamento di un racconto di Robin Maugham è il primo di tre collaborazioni tra Joseph Losey e Harold Pinter. Seguiranno L'incidente e Messaggero d'amore.

Il servo appartiene alla categoria dei film 'sovversivi' che neanche il più retrivo dei conservatori può considerare mediocri o, peggio ancora, brutti. Perché in esso tutto finisce con il convergere con la perfezione. A partire dallo studio dei personaggi su cui primeggia il Barrett di Dirk Bogarde, il cui valore non è mai stato a sufficienza riconosciuto.

Ad ogni personaggio che gli è stato affidato ha offerto elementi di complessità e/o di ambiguità e in questo film che gli valse il riconoscimento come miglior attore britannico, lo fa in modo eccellente passando dal reverente al dominante attraversando una vasta gamma di mutamenti segnalati a volte solo da una postura o da uno sguardo.

Losey se ne serve per realizzare un film che fa a pezzi la borghesia rampante (ai danni dell'Africa nello specifico ma non solo) mostrandone l'irresolutezza e la fragilità nascoste dietro la maschera dell'etichetta e del comando. Lo fa con una macchina da presa che rivela e nasconde e con un bianco e nero che la copia restaurata restituisce con grande efficacia cromatica. Al di là della vicenda, che prevede un raggiro come elemento di base - che si avvale di una complicità femminile finalizzata a far emergere i risvolti di una sessualità che si rivelerà successivamente mutevole esplicitando così temi che il cinema britannico avrebbe fatto propri in seguito - quello che colpisce è altro a uno sguardo attento e contemporaneo.

 

Losey (e Pinter con lui) lavorano con una minuzia certosina su un personaggio muto al cui interno tutto si sviluppa. Si osservi quella casa a più livelli che si presenta totalmente spoglia all'inizio per poi progressivamente riempirsi di oggetti che possono trasformarsi in materia del contendere (vedi il vaso con i fiori freschi che mette l'una contro l'altro Susan e Barrett).

Ogni elemento dell'arredo, ogni stanza rivela qualcosa di chi lo abita come accade nella realtà. Quando entriamo nella stanza che Barrett spesso condivide con la 'sorella' Vera possiamo misurare l'abisso che la separa dal resto dell'immobile. Poi ci sono quegli specchi che vanno oltre il riflettere e tutte le letture che nel corso della storia del cinema anteriore si erano fatte. Perché qui e in più occasioni lo specchio distorce quanto sta accadendo rivelandone la vera essenza e marcando, quasi come se si fosse di fronte a titoli di capitoli, il divenire della messa a nudo di una classe che vorrebbe essere dominante ma non ne ha né l'etica né la forza interiore.