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Manodopera

Un film di Alain Ughetto

Manodopera, il film d’animazione diretto da Alain Ughetto, racconta la storia della famiglia Ughetto che vive nel paese di Ughettera ai piedi del Monte Monviso in Piemonte.
Siamo a cavallo del Novecento e la famiglia è numerosa ed estremamente povera. Un giorno Luigi Ughetto (voce originale Stefano Paganini) decide di partire con tutta la famiglia per trasferirsi in Francia. Il viaggio è lungo e faticoso, devono attraversare a piedi le Alpi sotto la neve e in pieno inverno ma sono motivati dall’idea di trovare un'esistenza migliore.
Quello che trovano è una vita fatta di grandi sacrifici, lavori di bassa manovalanza e razzismo nei confronti degli Italiani. Sulle porte dei locali sono spesso appesi cartelli che vietano l’ingresso a cani e italiani. Ma loro tengono duro, mandano i figli a scuola, attraversano la Prima Guerra Mondiale, l’influenza spagnola e l’avvento del fascismo.
Uniti dall’amore dei genitori Cesira (voce originaleAriane Ascaride) e Luigi, i figli crescono e trovano il loro posto in un paese inizialmente ostile ma che alla fine farà di loro dei cittadini francesi.

Con Ariane Ascaride Alain Ughetto Stefano Paganini Diego Giuliani Christophe Gatto Laurent Pasquier

Produzione: Francia Italia , 2022 , 70min.

Manodopera di Alain Ughetto, premiato al Festival di Annecy e agli EFA | Trailer Ufficiale HD

Quella che con un tono altisonante potrebbe definirsi la 'saga' degli Ughetto viene narrata con profonda dolcezza e partecipazione da un discendente.

La Borgata Ughettera non è un luogo immaginario. È una frazione di Giaveno a poca distanza da Torino ed ai piedi del Monviso. È lì che Alain Ughetto, nato a Lione, è tornato per iniziare a ricostruire le vicende che hanno visto come protagonisti i suoi antenati. Non solo la nonna, con la quale intreccia un dialogo ideale grazie alla calda voce di Ariane Ascaride, ma anche coloro che l'hanno preceduta.

Grazie all'utilizzo della stop motion e di pupazzi in plastilina alti 23 centimetri ha raccontato con dolcezza, ma anche con precisione storica, l'Italia di coloro che vennero definiti come gli ultimi. Di quelli cioè di cui lo Stato si ricordava quando doveva mandarli a morire nelle tante guerre che hanno costellato la prima metà del secolo scorso. Salvo poi non offrire loro altro che la strada dell'emigrazione. Un'emigrazione che li vedeva accogliere perché necessari e al contempo respingere con divieti come quello che compare nel titolo che il padre spiega ai figli con una pietosa bugia. Diventa allora indispensabile chiamare il luogo dove si vive 'Paradiso' per conservare almeno la speranza che lo divenga un giorno.

In un film dedicato allo scrittore partigiano e piemontese Nuto Revelli tornano alla mente le parole di un altro scrittore, lo svizzero Max Frisch che, nel momento di massimo afflusso di emigrati italiani nella sua patria, pronunciò una frase destinata a diventare un monito e un'occasione di profondo ripensamento: "Cercavamo braccia. Arrivarono persone".