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La felicità degli altri

Un film di Daniel Cohen

La felicità degli altri, film diretto da Daniel Cohen, racconta la storia di quattro amici, due coppie, formate da Léa (Bérénice Bejo), Marc (Vincent Cassel), Karine (Florence Foresti) e Francis (François Damiens). Si conoscono da tantissimo tempo e all'interno del gruppo ognuno di loro sembra svolgere un ruolo ben preciso, che mantiene viva l'armonia tra loro instaurata nel corso degli anni. Questo clima sereno, però, inizia a mostrare le prime crepe il giorno in cui Léa annuncia che sta scrivendo un romanzo. Dopo la pubblicazione, il libro riesce a vendere molto, divenendo un bestseller. È a questo punto che l'armonia del gruppo inizia ad andare completamente in frantumi, perché gli altri, invece di rallegrarsi per Léa, cominciano a manifestare gelosie e invidie per il grande traguardo raggiunto. Gelosie che si trasformeranno ben presto in cattiveria, dimostrando alla donna che i veri amici si vedono nel momento del successo.

Con Bérénice Bejo Vincent Cassel François Damiens Florence Foresti Daniel Cohen

Produzione: Francia , 2020 , 104min.

La felicità degli altri (2021): Trailer ITA del Film con Bérénice Bejo e Vincent Cassel - HD

Nel 2018, Philippe Delerm pubblicava un libro che passava al vaglio tutte quelle piccole frasi falsamente ordinarie e benevoli prodigate dal prossimo, rivelandone sottilmente la perfidia e l'ipocrisia nascoste ("Et vous avez eu beau temps? La perfidie ordinaire des petites phrases").

Perché si sa, "la disgrazia degli altri" fa la gioia dei mediocri, gli stessi che non riescono a rallegrarsi per il bene altrui. Indifferenza, invidia e dispiacere sono i sentimenti che condividono tre dei quattro personaggi di una commedia 'irritante' quanto loro. Tutti diversamente fastidiosi, gli invidiosi come l'invidiata, l'accolita di rancorosi è definita da un egoismo fuori dal comune e da un masochismo che sfiora l'idiozia.

È evidente che il soggetto in questione muova nello spettatore un sentimento di avversione ma La felicità degli altri forza la mano, caricando Florence Foresti fino al limite della sopportazione e il racconto fino alla noia e oltre. Esemplare la lunga, lunghissima sequenza del ristorante dove le coppie non si decidono sulla necessità o meno di prendere il dessert. Léa lo vorrebbe ma il resto della compagnia no. Lei decide di rinunciare mentre loro si offrono di incoraggiare quel peccato di gola. Seguono dieci minuti di scoraggianti scambi 'teatrali' prima di sapere se i quattro compari ordineranno o no il benedetto dolce. I dialoghi suonano falsi mentre la m.d.p. rimbalza da un volto all'altro, da un'incomprensione all'altra, da una conversazione ridicola all'altra.

Dall'interminabile discussione usciamo sfiniti quanto il cameriere di turno, l'allampanato Bruno Gouery che detiene la replica più bella (nella versione originale): "je suis là". La commedia non decolla mai e si fa progressivamente desolante coi suoi personaggi da théâtre de boulevard egocentrici e consumati dalla gelosia. Le risorse comiche si aggrappano alla malafede e all'ipocrisia, mentre il racconto prova a fare il punto sui danni dell'invidia e sulle possibilità di vivere una vita alternativa alla propria.