Enzo
Un film di Robin Campillo
Enzo, il film diretto da Robin Campillo, vede protagonista della storia Enzo (Eloy Pohu), un ragazzino benestante di sedici anni. Cresciuto in una villa borghese a La Ciotat, tranquilla località balneare vicino a Marsiglia, vive condizionato dalle aspettative di un padre che lo vorrebbe sui banchi dell’università e da un ambiente familiare caotico e soffocante.
Ma Enzo sceglie di intraprendere un percorso completamente diverso. Invece di studiare, inizia un apprendistato come muratore. Nei cantieri polverosi della provincia, lontano dai salotti ordinati di casa sua, Enzo fa anicizia con Vlad (Maksym Slivinskyi), un collega ucraino più grande di lui, carismatico e ruvido, che lo affascina con il suo sguardo disilluso e i suoi silenzi.
In quella relazione fatta di scambi e nuove scoperte, Enzo comincia a intravedere un modo diverso di stare al mondo, più autentico che sente subito suo. Un racconto di formazione che esplora il conflitto tra appartenenza e desiderio di libertà, tra identità sociale e bisogno di scegliere il proprio destino.
Con Pierfrancesco Favino Élodie Bouchez Malou Khebizi Nathan Japy Maksym Slivinskyi
Produzione: Francia , 2025 , 102min.
Questo film non è una semplice narrazione cinematografica, ma un testamento artistico a quattro mani. Si presenta come un passaggio di testimone tra Laurent Cantet (autore della sceneggiatura, scomparso prima delle riprese) e Robin Campillo (regista che ha raccolto l'eredità dell'amico), creando un ibrido affascinante tra sociologia del lavoro e pulsione vitale.
Enzo, sedicenne di estrazione altoborghese, compie un atto di rifiuto radicale: abbandona gli studi per fare il muratore. Non è un capriccio, ma una fuga da un destino accademico che percepisce come soffocante. Mentre i genitori (tra cui un padre ansioso e giudicante interpretato da Pierfrancesco Favino) e il fratello "perfetto" restano imprigionati nelle aspettative sociali, Enzo trova verità e connessione tra calce e mattoni. Qui incontra Vlad e Miroslav, operai ucraini in attesa di essere chiamati al fronte. L'attrazione di Enzo per Vlad – sentimentale e sessuale – diventa il catalizzatore di una presa di coscienza che va oltre l'adolescenza, toccando i nervi scoperti della guerra e della disuguaglianza.
La forza del film risiede nella capacità di fondere due universi cinematografici distinti e nel ribaltare i topos del genere adolescenziale.
1. La Fusione Cantet-Campillo: Sociologia e Sensualità Il film è il punto d'incontro tra due sguardi:
- L'anima di Cantet: Si ritrova nell'analisi rigorosa delle dinamiche di classe, del lavoro (Risorse Umane) e del sistema scolastico (La Classe).
- L'anima di Campillo: Emerge nella gestione dei corpi e del desiderio (120 battiti al minuto). Il risultato è un'opera dove la "politica" non è solo discussione teorica, ma qualcosa che passa attraverso la pelle, la fatica fisica e l'attrazione.
2. Un "Coming-of-Age" Rovesciato Enzo non cerca di "diventare adulto" nel senso tradizionale (integrarsi, studiare, avere successo). Al contrario, la sua è una ribellione etica.
Il paradosso di Enzo: La sua apparente apatia e il suo "autolesionismo" sociale sono in realtà forme di resistenza. Rifiuta l'istruzione non per pigrizia, ma perché la vede come un tunnel di conformismo che porta all'indifferenza verso le tragedie del mondo (come la guerra in Ucraina). Costruire muri reali diventa un modo per abbattere quelli invisibili dell'ipocrisia borghese.
3. Il Conflitto Generazionale e di Classe La figura del padre (Favino) incarna il fallimento della classe intellettuale: un accademico che, pur guadagnando meno della moglie ingegnere, difende con arroganza uno status quo ormai vuoto. Enzo, scegliendo la manovalanza e la compagnia degli "invisibili" (gli ucraini), smaschera la cecità della sua famiglia privilegiata, preoccupata per il "pezzo di carta" mentre il mondo brucia.
4. Regia: Tra Compostezza e Rottura Campillo adotta uno stile visivo che omaggia la calma analitica di Cantet, apparendo talvolta convenzionale, ma sapendo rompere il ritmo con improvvise accelerazioni di montaggio. Questi strappi avvengono quando i corpi rivendicano la loro libertà o subiscono costrizioni, ricordandoci che il desiderio è l'unica legge che Enzo è disposto a rispettare.
Enzo è un film denso, che usa il particolare (un ragazzo che posa mattoni) per parlare dell'universale (la paura del futuro, la guerra, le barriere sociali). È il ritratto di una generazione che ha paura non di fallire, ma di restare intrappolata in un mondo che non ha contribuito a costruire.