The Echo Chamber
Un film di Andrea Pallaoro
Leo (Luca Marinelli), un affermato produttore musicale tossicodipendente ha una relazione intensa e tormentata con Anne (Alicia Vikander), un'enigmatica fisioterapista.
Vivono in un appartamento che diventa teatro delle loro emozioni, e dove i confini tra presenza e assenza, cura e controllo, desiderio e ossessione finiscono per dissolversi. I due continuano a rincorrersi, si cercano, si feriscono e si perdono, incapaci di restare insieme e di separarsi davvero. Intanto, tra stanze silenziose e ricordi che riaffiorano, la voce di Ava (Susan Sarandon) attraversa il tempo, riportando alla luce segreti e sentimenti che non possono più essere nascosti.
Mentre il passato si intreccia al presente, Leo e Anne sono costretti a confrontarsi con le proprie fragilità e con i dolori che hanno segnato le loro vite. In un percorso emotivo intenso e profondamente umano, la loro storia diventa una riflessione sulla memoria, sull'amore e sul sottile confine tra salvezza e autodistruzione.
Con Luca Marinelli Alicia Vikander Susan Sarandon Ann Akinjirin
Produzione: Italia , 2026 , 120min.
Nel suo ultimo e più compiuto lavoro, il regista Andrea Pallaoro confeziona un'elegante opera da camera interamente racchiusa tra le mura di un singolo appartamento. Il protagonista è Leo (incarnato da un magnetico Luca Marinelli), un produttore musicale di base a Londra che lavora al difficile ritorno sulle scene della leggendaria cantante Ava (Susan Sarandon). Costretto a casa da un debilitante mal di schiena, Leo intreccia una complessa e ambigua relazione sentimentale con l'infermiera a domicilio Anne (Alicia Vikander), sviluppando al contempo una morbosa dipendenza dagli antidolorifici che la donna gli somministra.
In bilico tra love story e racconto di fantasmi, il film indaga la fragilità delle connessioni umane, tema cardine nella poetica di Pallaoro. Il Leo di Marinelli si muove come uno spirito irrequieto che infesta il suo stesso salotto, intrappolato in un tempo emotivo sospeso, mentre Vikander e Sarandon, entrambe in stato di grazia, rappresentano due potenti forze opposte capaci di offrirgli conforto e disperazione. Il peculiare senso di straniamento che pervade l'opera è amplificato da una regia avvolgente: morbidi movimenti di macchina esplorano uno spazio intimo e claustrofobico, trasformando i confini fisici di un appartamento romano – abilmente camuffato da dimora londinese – in veri e propri confini dell'anima.
Nata dall'ultimo progetto di scrittura del compianto Bernardo Bertolucci, portato a termine da Bernardini e Rampoldi, la raffinata sceneggiatura osa sperimentare meccanismi narrativi inconsueti. Se l'incedere per scarti metonimici può a tratti alienare, l'architettura del film regala picchi di purissimo cinema, culminando in un terzo atto tanto brusco quanto inevitabile. L'ombra lunga del Maestro Bertolucci aleggia su tutta l'opera, specialmente attraverso l'ingombrante eredità artistica del personaggio di Ava. Pallaoro firma così la sua pellicola migliore: una meditazione lucida e originale sulla dipendenza affettiva e una radiografia implacabile di tutto ciò che compone, e infine distrugge, una relazione.