Duse
Un film di Pietro Marcello
Duse, il film diretto da Pietro Marcello, racconta gli ultimi anni di Eleonora Duse (Valeria Bruni Tedeschi), leggendaria figura del teatro italiano e donna dal temperamento fiero e indomito, capace di lasciare un’impronta profonda nella storia culturale europea.
A narrare la sua storia è la voce della figlia, che rievoca gli ultimi giorni di una madre che, pur segnata dalla fine imminente, resta un’anima irrequieta, moderna e profondamente libera, distante dalle convenzioni e dalle ipocrisie del suo tempo. La sua carriera sembra ormai alle spalle, ma in un’Italia attraversata dalla violenza della Grande Guerra e dai primi segnali dell’oscurità fascista, Duse avverte il bisogno di tornare a teatro. Non è un ritorno nostalgico, ma un gesto necessario, l’ultimo tentativo di riaffermare se stessa, il proprio pensiero, la propria voce, in un mondo che cambia troppo in fretta e sembra voler cancellare tutto ciò per cui ha lottato: libertà, arte e identità. Spinta anche da gravi difficoltà economiche, Eleonora sceglie ancora una volta la scena come ultimo rifugio e campo di battaglia, spinta da un'urgenza interiore che trascende il successo o il riconoscimento. Il teatro diventa per lei un atto di resistenza, un luogo dove ogni parola pronunciata e ogni gesto compiuto assumono la forza di un’azione politica ed esistenziale.
Con Noémie Merlant Valeria Bruni Tedeschi Vincenzo Nemolato Fausto Russo Alesi Giovanni Morassutti Vincenzo Pirrotta
Produzione: Italia , 2025 , 122min.
Pietro Marcello, dopo la parentesi delicatamente fiabesca di "Le Vele Scarlatte", torna a indagare il Novecento italiano con un film che fa da controcanto al suo acclamato "Martin Eden". In "Duse", il regista napoletano non si limita a ritrarre la leggendaria Eleonora Duse, ma ne fa il simbolo di un'epoca che si sta spegnendo, un'epopea di grandezza che si scontra con l'incertezza del futuro.
Il film ci porta nel 1918, quando la "divina" Eleonora Duse (una magnetica Valeria Bruni Tedeschi) decide di tornare sulle scene dopo un lungo ritiro. Il suo mondo, tuttavia, è cambiato. La guerra ha lasciato ferite profonde e, per le strade, le camicie nere picchiano, annunciando l'avvento di un'era oscura. La Duse, spinta dalla celebre rivale Sarah Bernhardt, cerca di "intercettare il nuovo" affidandosi a un giovane autore, ma lo spettacolo si rivela un fallimento. La crisi artistica si intreccia con quella personale: la Duse si riavvicina al "suo" D'Annunzio (un Fausto Russo Alesi incisivo), mentre la figlia Enrichetta si sente sempre più trascurata da una madre votata all'arte.
Un ritratto in chiaroscuro
Marcello costruisce un ritratto in chiaroscuro della Duse. La sua attrice, Valeria Bruni Tedeschi, non si limita a un'interpretazione mimetica, ma si fa "forza spiritata" che si ribella all'obsolescenza. È un'attrice di ieri in un mondo di domani, una "donna del mare" ibseniana che non può arrendersi alle ferite terrene del dopoguerra.
Se "Martin Eden" era un affresco dal tratto ampio, dove un protagonista inghiottiva il secolo in una sola falcata, "Duse" è un film più intimo e sottile, un'indagine sul dubbio e sul fallimento. La Duse, al contrario di Eden, è paralizzata dall'incapacità di decifrare il presente. I due film, pur nella loro diversità, si parlano: Napoli da una parte, Venezia dall'altra; un'epopea di costruzione del sé contro la tragedia di chi è già stata ciò che è stata.
Visione e stile
Il regista utilizza le sue cifra stilistica più celebre, con l'uso dei materiali d'archivio, anche se stavolta in modo più discreto. Un viaggio in treno, lento e inesorabile, unisce il paese nel trasporto del Milite Ignoto, mentre la Duse procede a strappi, tornando sui suoi passi, cercando di esorcizzare la fine con mille nuovi inizi.
La regia di Marcello, ricca di trovate ispirate e fotografata nei toni freddi e desolati di una Venezia eterea, esprime appieno questo senso di incertezza e crepuscolo. Il film si fa testimonianza di un mondo dell'arte che improvvisamente non ha più risposte. Le scelte registiche, dalle scenografie che si trasformano alla fotografia in toni freddi, contribuiscono a rendere un senso di imbarazzo crescente per una protagonista che finisce per "bruciare" Ibsen e D'Annunzio, arrivando persino a vendersi a Mussolini, nel tentativo disperato di rimanere "avanti al tempo".
In conclusione, "Duse" è un film che va oltre la semplice biografia, offrendo una riflessione profonda sul rapporto tra arte e storia, grandezza e fallimento, e la dolorosa difficoltà di decifrare un presente che cambia troppo in fretta.