Dio Ride
Un film di Giovanni Veronesi
Nel Seicento, quando la Chiesa parla ai fedeli in latino e governa attraverso il rigore della dottrina, un frate rompe ogni schema. È Fra Leopoldo da Casamacchia (Pierfrancesco Favino).
Con parole semplici e un entusiasmo travolgente racconta il Vangelo come una buona notizia capace di restituire speranza, consolazione e gioia. Il suo è un Dio vicino agli uomini, che condivide le loro sofferenze ma anche la loro umanità. Di villaggio in villaggio, la sua predicazione richiama folle sempre più numerose. Migliaia di persone lo seguono, mentre le chiese iniziano a svuotarsi. Quel consenso popolare non passa inosservato.
La notizia raggiunge Roma, dove una voce tanto libera viene percepita come una minaccia per un potere fondato sull'autorità e sul timore. Il Papa affida il caso al Cardinale Maculani (Silvio Orlando), il più autorevole inquisitore del suo tempo. E così, un semplice processo si trasforma in un confronto destinato a far crollare certezze che sembravano inattaccabili.
Mentre il destino di Fra Leopoldo appare ormai segnato, anche quello di Maculani prende una direzione inattesa, perché si può mettere a tacere un uomo, ma non cancellare ciò che le sue parole hanno acceso nel cuore degli altri.
Con Pierfrancesco Favino Silvio Orlando Alma Noce Maurizio Lombardi Carlo Cecchi Francesco Gheghi
Produzione: Italia , 2026 , 114min.
Ambientato nel cuore del Seicento, il film più ambizioso e riuscito di Giovanni Veronesi racconta la storia di Frate Leopoldo da Casamacchia, un predicatore analfabeta che divulga il Vangelo con gioia contagiosa, ironia e un linguaggio volgare accessibile a tutti. Le sue narrazioni teatrali all'aria aperta conquistano migliaia di persone, attirando però i sospetti della Chiesa ufficiale: Papa Innocenzo X — interpretato da un incisivo Carlo Cecchi nella sua ultima grande apparizione — affida così il caso al cardinale inquisitore Maculani. Quello che inizia come un processo dall'esito scontato si trasforma presto in un confronto profondo, capace di far vacillare le granitiche certezze dell'inquisitore.
Veronesi abbandona qui gli stilemi della tradizionale commedia all'italiana per abbracciare un racconto dal respiro popolare ma carico di tensione storica, religiosa e civile. La regia, studiata e immersiva fin dall'incipit con un commovente Paolo Rossi, usa la macchina a mano e la luce naturale per contrapporre visivamente e ideologicamente due mondi: da una parte gli spazi aperti della natura, teatro di una fede francescana vicina agli ultimi e suggellata nel finale da una citazione di Papa Francesco sul sorriso di Dio; dall'altra i palazzi chiusi e sfarzosi del potere ecclesiastico e della liturgia in latino.
A dare corpo a questo conflitto sono un eccezionale Pierfrancesco Favino, all'apice della carriera e straordinario nel reinventare la parlata del frate, e un convincente Silvio Orlando nei panni del tormentato Maculani. Il messaggio liberatorio di Leopoldo finisce per toccare anche la giovane nobile Isabella, interpretata con intensità da Alma Noce, che proprio grazie alle parole del religioso trova la forza di ribellarsi a un marito violento, emergendo come una figura moderna e protofemminista in una storia seicentesca che parla direttamente al presente.