Buon Viaggio, Marie
Un film di Enya Baroux
Buon Viaggio, Marie, il film diretto da Enya Baroux, vede protagonista l’ottantenne Marie (Hélène Vincent), affetta di un cancro incurabile. Sopporta ogni giorno il peso della malattia con dignità, ma dentro di sé ha scelto di mettere fine alle sue sofferenze con il suicidio assistito. Visto che in Francia la pratica è illegale, ha deciso di partire per la Svizzera, dove potrà farlo legalmente.
Ma quando arriva il momento di rivelare la verità al figlio Bruno (David Ayala), un uomo immaturo e disilluso, e alla nipote Anna (Juliette Gasquet), un’adolescente in piena crisi esistenziale, Marie si blocca. Così, nel panico, inventa una bugia colossale sostenendo di dover riscuotere una misteriosa eredità da una banca svizzera. Con questo pretesto, propone di partire tutti insieme per un ultimo viaggio di famiglia.
Alla guida di un vecchio camper ci sarà Rudy (Pierre Lottin), un assistente appena conosciuto, generoso e un po’ impacciato, accompagnato dal suo topo domestico, Lennon. Quello che inizia come un viaggio improvvisato si trasforma presto in un road movie imprevedibile, tenero e pungente, tra segreti, scontri generazionali e inattesi momenti di tenerezza.
Marie crede di avere tutto sotto controllo, ma la strada e i suoi compagni di viaggio le riserveranno molte sorprese.
Con Hélène Vincent Pierre Lottin Juliette Gasquet David Ayala Henock Cortes
Produzione: Francia , 2025 , 97min.
Con il suo esordio alla regia, Enya Baroux firma un road movie delicato e intimo che trasforma il tragitto verso il suicidio assistito in una vibrante lezione di vita. La pellicola segue l'ottantenne Marie che, decisa a terminare le proprie sofferenze in Svizzera, coinvolge il figlio Bruno e la nipote Anna in un viaggio a bordo di un camper, celando il tragico scopo della trasferta dietro il miraggio di un'eredità. Insieme a loro viaggia Rudy, un assistente sanitario tanto burbero quanto umano, che finisce per diventare il collante emotivo di una famiglia segnata da silenzi e fallimenti personali. Sulle note di "Voyage, voyage", il film si snoda lungo le strade che portano dalla Francia al confine elvetico, ricalcando la struttura classica del cinema di viaggio dove lo spostamento geografico diventa inevitabilmente un bilancio esistenziale profondo per ogni passeggero.
Il vero cuore pulsante del film è l'interpretazione di Hélène Vincent, capace di infondere a Marie una dolcezza inflessibile: a differenza degli uomini della sua vita, intrappolati in una cronica inconcludenza, lei è l'unica a possedere il pieno controllo del proprio destino. Sebbene la sceneggiatura rischi talvolta di scivolare in un eccessivo didascalismo e non riesca a svincolarsi del tutto dagli stereotipi del genere — richiamando alla mente opere come Ella & John di Virzì — la Baroux compensa queste fragilità con una straordinaria leggerezza di tocco. Il film evita con intelligenza la violenza dello scontro frontale, preferendo tonalità dolceamare che spingono lo spettatore verso un'empatia naturale e mai forzata. Buon viaggio, Marie si configura così come una commedia malinconica che affronta il tema del fine vita con candore e dignità, suggerendo che l'accettazione della morte possa diventare, paradossalmente, l'ultimo grande atto d'amore per ricomporre i pezzi sfilacciati di un puzzle familiare.