Salta al contenuto principale

Un eroe

Un film di Asghar Farhadi

Un Eroe, il film diretto da Asghar Farhadi, segue la storia di Rahim (Amir Jadidi), che è in prigione a causa di un debito che non è stato in grado di pagare. Quando gli conviene concesso un congedo di due giorni, l'uomo cerca di convincere il creditore che lo ha accusato a ritirare la denuncia, dandogli in cambio un parte della somma che gli deve. Ma le cose non vanno come Rahim ha pianificato... Appartengono al cast del film Amir Jadidi, Mohsen Tanabandeh e Sarina Farhadi.

Con Amir Jadidi Mohsen Tanabandeh Sarina Farhadi Fereshteh Sadre Orafaiy

Produzione: Iran , 2021 , 127min.

Un Eroe - il nuovo film di Asghar Farhadi candidato all'Oscar | Trailer ITA HD

Dopo due esperienze internazionali poco convincenti (Il passato e Tutti lo sanno), Asghar Farhadi torna nel suo paese e dimostra con A Hero di sapere infilare come nessuno le derive della società iraniana, logorata dalla burocrazia, la diffidenza, la manipolazione.

Attraverso il destino di Rahim e della sua impossibile redenzione, Farhadi avvia un'implacabile meccanica che concentra tutti i difetti di un regime che ha eretto il perdono e la redenzione a virtù pubbliche e mediatiche. Come in tutti i suoi film, il protagonista è alle prese con un dilemma etico e come ogni volta il regista pratica un pessimismo morale che condanna i suoi personaggi ancora prima che i titoli comincino. Rahim Soltani non fa eccezione e si dibatte inutilmente. La sua parabola finisce dove tutto è cominciato, nella prigione da cui esce 'in licenza' disegnando la geometria sociale di un Iran ossessionato dall'integrità di facciata e esasperato da incessanti negoziazioni, amplificate dall'intervento a gamba tesa dei social network.

Eroe per un giorno e povero diavolo per sempre, il protagonista vaga per le strade della sua città in cerca di riscatto, stringendo al petto un 'certificato di merito' assegnato dalla stessa comunità che adesso è pronta a sbranarlo perché nell'ansia di fare bene, Rahim ha fatto tutto male. Tutte le menzogne e le mezze-verità finiranno per screditarlo, soprattutto agli occhi sempre umidi del suo bambino, eco del Bruno Ricci desichiano (Ladri di biciclette).

Mai così inflessibile, Farhadi non risparmia nessuno, debitori e creditori, prigionieri e carcerieri, diavoli e santi, sorprendendo lo spettatore con colpi di scena che non forzano mai la logica narrativa. E quella logica è decisamente perturbante. Proviamo un'empatia profonda per il personaggio principale, sempre sorridente e confidente nel tentativo di uscire da una situazione assurda. Ma più prova ad evadere da quella prigione a cielo aperto e più si chiude dentro, inquadrato dietro ai vetri, urtato dalla cattiva fede dei suoi interlocutori, impegnati ad abusarne o a prenderne le distanze in nome di un paese perfetto, di cui il sistema mediatico si fa eco mostruoso.