dal 12 al 19 gennaio 2017

IL VIAGGIO E LA SCOPERTA

Due film completamente diversi, due viaggi in due mondi diversi ed estranei al nostro. Si contrappongono così i due film in questo fine settimana al DeLaVille. Una sintesi ci risulta evidentemente difficile, i due registi sono diversi per origine, stile, esperienza e fama. Ma senza sforzare il ragionamento, il motivo che li accomuna e proprio il viaggio: uno verso un mondo violento (quello giapponese del 17° secolo), complesso ed estraneo per cultura e spiritualità a quello da dove proviene il protagonista di SILENCE, un'altro verso un mondo povero (quello indiano attuale) a tal punto da manifestare una spiettatezza unica nel destino del protagonista di LION - LA STRADA VERSO CASA.

Due mondi diversi che portano i protagonisti ad un cambiamento radicale e profondo. Il viaggio ricostruisce l'identità dei personaggi coinvolti attraverso la crisi dei propri valori, delle proprie convinzioni. E questo non avviene mai in modo repentino. E un processo che coinvolge l'intera persona e usa la forza della fede o della speranza per raggiungere l'obiettivo prefissato. In questo processo volontà e desiderio si identificano e si manifestano come decisioni tali da affrontare pericoli, da mettere a repentaglio il proprio benessere e la propria vita. E' il viaggio di Saroo interpretato magistralmente da Dev Patel (protagonista nel The Millionaire e "Il sale della terra") alla ricerca della famiglia di origine nello sconfinata India, ma e anche il viaggio di Padre Rodrigez nel Giappone del 17° secolo alla ricerca di un altro monaco "perso" nel pericoloso mondo nipponico dell'epoca. E il viaggio costa fatica e sofferenza, costa dubbi e cambiamenti, eppure si percepisce in ambedue i casi la sua necessità: per il protagonista di "Silence" come fede e missione, per Saroo come irrefrenabile necessità.
E' la fine del viaggio che non è mai prevedibile e forse il segreto non sta tanto nel sapere se l'obiettivo è stato raggiunto, ma nel come si è arrivati alla meta. Quanto e come si è cambiati rappresenta alla fine la vera scoperta.

Giovedì 19 gennaio, alle ore 21.00 il nostro cinema è onorato di ospitare la presentazione del primo disco dei "Fulmini in Linea Retta", gruppo di percussionisti nato dal Centro Diurno di Aosta che oltre a dilettarci con la loro musica, mandano un messaggio forte per il superamento dei pregiudizi di chi soffre di disagio psichico.

Nella programmazione della Saison Culturelle per la prossima settimana rileviamo due pellicole d'essai: El Abarazo de la Serpiente - un viaggio nel cuore dell'Amazzonia alla ricerca di una pianta miracolosa - pretesto per scoprire una terra dove passato e presente, riti e credenze, scienza e mitologia si danno la mano; il secondo film è un'opera postuma dell'islandese Solveigh Anspagh: Effetto acquatico e racconta una storia d'amore con i toni rilassati della commedia in billico tra humour e tenerezza.

  • LION
    La strada verso casa

    All'età di cinque anni Saroo si perde e non ritrova più la via di casa. Dopo aver vagato per mesi per le strade di Calcutta, il bambino viene salvato e adottato da una famiglia australiana. Una volta divenuto adulto, grazie a Google Earth, Saroo riuscirà a localizzare e riabbracciare la sua vera madre, rimasta in India.

    Garth Davis racconta attraverso la storia vera di Saroo la memoria dei luoghi e la definizione della propria esistenza, in un viaggio alla ricerca delle proprie origini restituito con amore per l'amore.

    Esistono molti modi di ricordare qualcosa: ci si può affidare alla razionalità, a un metodo esplicito, oppure si può fare come i bambini e raccogliere autonomamente suoni, colori, odori e sensazioni. Guardare il mondo senza verbalizzarlo, raccogliendo solo una "memoria di qualcosa" impossibile da definire eppure imprescindibile dal circoscrivere ciò che siamo e disegnare la forma del nostro esistere. Saroo (Sunny Pawar) ha cinque anni, e la sua memoria senza volerlo immagazzina tutte queste cose: suoni, colori, sensazioni e odori della sua terra, l'India, con cui vive insieme al fratello maggiore, la sorellina e sua madre, impegnata a raccogliere le pietre e sfamare la famiglia. Non importa che un giorno Saroo finisca per perdersi per sbaglio su un treno che lo porta lontano centinaia di chilometri dal suo villaggio, non importa che arrivi a Calcutta, non sappia dove andare, venga portato in un orfanotrofio e poi adottato da una famiglia australiana. La sua memoria custodisce dentro di lui la forma della sua anima, in un cassetto pronto a riaprirsi al minimo stimolo. Basta il ricordo di un odore, di una sensazione a lungo desiderata e finalmente compiuta ad aprirlo e far ritornare prepotente quella forma di bambino, che a fatica si rimodella dentro l'uomo che è diventato come un puzzle i cui pezzi non combaciano.


    La ricerca di quell'incastro costa all'ormai adulto Saroo (Dev Patel) molto tempo e molta sofferenza: la sua vita perfetta costruita grazie ai nuovi genitori Sue (Nicole Kidman) e John (David Wenham) inizia a soffocarlo, mentre tornano a galla immagini, odori e sensazioni a cui Garth Davis affida il compito di richiamare il ragazzo, come un istinto primordiale e animalesco che lo porta a cacciare una preda. Saroo si dimena nella sua gabbia dorata, allontana gli affetti e ripercorre su rotaie immaginarie il suo percorso verso casa, una puntina dietro l'altra, eterna rincorsa verso la giusta forma e l'incastro perfetto.

  • SILENCE
    un film di M. Scorsese

    Nel diciassettesimo secolo due missionari gesuiti portoghesi, Sebastião Rodrigues e Francis Garrpe, si recano in Giappone per diffondere il verbo della Cristianità. In Oriente i due si confronteranno con la cieca violenza e il martirio.

    Il racconto del viaggio in terra giapponese del giovane padre gesuita Sebastião Rodriguez - viaggio che è un po' ricerca di un mentore perduto, un po' missione evangelica, e che si trasforma in una via Crucis che lo metterà di fronte alle complessità e alle contraddizioni del suo agire - ossessivo lo è di certo. Conflittuale e lacerante, non parliamone nemmeno: almeno per i suoi protagonisti.

    Padre Rodriguez prega, piange, ama, soffre. Benedice, dice messa, comunica e confessa. Si esalta e si commuove di fronte alle comunità che tengono accesa la fiammella della fede in Cristo, nonostante le repressioni cruente del governo nipponico che l'avversa; si dispera quando i "suoi" fedeli muoiono da martiri, mentre lui si nasconde, per sopravvivere in nome della sua missione. Padre Rodriguez fugge, patisce il freddo, la fame, il caldo, la sete: la sua è una vera via Crucis. Tanto che vede- letteralmente - il volto di Cristo riflesso nel suo. Si sente prescelto, messo alla prova; accarezza con vanità e allucinata perversione il pensiero del martirio, dell'essere il prescelto per un nuovo amaro calice. Tutto ripiegato su sé stesso, sulla sua personale visione di Dio e del suo calvario, patisce la sofferenza altrui da lui causata ma ne è spettatore; in fondo, la considera il prezzo da pagare per la sua missione e la sua fede, assolvendosi da ogni peccato con più indulgenza di quanto assolva - con fastidio crescente - il fragile Tadanobu Asano, che abiura ogni volta che vede la sua vita in pericolo.
    Padre Rodriguez soffre, e pensa gli si possa aprire la via al misticismo grazie a questo, e non lascia spazio alla Misericordia se non in extremis, quando cede ai suoi persecutori per salvare vite innocenti, abiurando formalmente il suo credo: calpestando, letteralmente, un'immagine sacra. Ma, anche in quel caso, il suo gesto è vissuto quasi egoisticamente, stoicamente: è la sua croce.
    La sua prospettiva cambia solo quando ritrova un maestro che lo mette di nuovo di fronte a sé stesso, non all'immagine cristologica che di sé ha avuto, e alla natura violenta e arrogante dell'imperialismo missionario. Un incontro che lo ridimensiona, lo turba, lo relativizza; che gli illustra nuove possibilità (per quanto obbligate) nel nome di un apertura mentale e di un ripiegamento nel privato che sono possibilità di accrescimento e illuminazione.

Esclusivamente al DeLaVille
Giovedì 19 gennaio 2017 ore 21.00

FULMINI IN LINEA RETTA

La Musica fa Uno

Presentazione Primo Disco

SUONARE CON I FULMINI IN LINEA RETTA FA PASSARE L'ESAURIMENTO NERVOSO
I "Fulmini in linea Retta" sono diventati, per tutti i suoi componenti (musicisti "matti" e "sani" che siano) una "medicina naturale" per affrontare al meglio la faticosissima strada della guarigione.

“ FULMINI IN LINEA RETTA” è una nutrita compagine di percussionisti di Aosta, di cui fanno parte gli educatori delle cooperative sociali ARC EN CIEL e SAVAL, alcuni musicisti dilettanti e le persone che frequentano il Centro Diurno di Aosta e St Vincent. Essi propongono un repertorio di brani evergreen rivisitati con uno strumentario etnico. Questo gruppo musicale fa parte di un progetto più ampio che ruota attorno al Centro Diurno di Aosta e che si pone l’obbiettivo di superare i pregiudizi nei confronti di chi soffre di disagio psichico. I “FULMINI” sono convinti che affrontare il problema della guarigione delle persone che soffrono di disturbi mentali è qualcosa che riguarda tutti e che ha a che fare con il modo di essere della società che ci circonda. I “FULMINI IN LINEA RETTA” si sono esibiti in diversi teatri e in occasione di svariati eventi, tra cui: il teatro “Giacosa” di Aosta, “Hiroshima Mon Amour” di Torino, la “Maison Musique” di Rivoli, “L’Espace Populaire” di Aosta, il teatro del Castello di Rivoli, sul palco di piazza Castello a Torino, nel teatro del “Cecchi Point” di Torino, in occasione del festival delle “Psichiatric Band” di Tarquinia, Tavagnasco Rock. Scrivono di se i Fulmini in linea Retta: “ Perché la musica è la voce del sentimento - Perché è emozionante, è passione, esprime la nostra interiorità - Perché ci fa esprimere fratellanza, amicizia, amore - Perché le percussioni mi danno gioia - Perché fa passare l’esaurimento nervoso - Perché esprime il disagio ma ci aiuta a viverlo meglio”.