da venerdì 31 marzo a mercoledì 5 aprile 2017

DONNA E/O MADRE

Poche parole sul film di Verhoeven in fine settimana: il conubbio inedito tra la spietatezza del racconto firmato dal regista danese e il metodo della commedia francese. La storia drammatica ha al centro la donna forte, che oppone alla violenza maschile una profonda forza femminile a servizio della quale sono impiegate l'intelligenza, il cinismo e la determinazione tipica del mondo della donna. Il ruolo è affidato alla magistrale Isabelle Huppert che riesce a rappresentare la complessità del suo personaggio soprattutto attraverso la fisicità dei suoi gesti e una dialettica asciutta ed essenziale.

E' tutto un altro tipo di racconto quello contrapposto a "ELLE" nella programmazione del nostro cinema in fine settimana. "La luce sugli oceani" è un autentico melò con narrazione lineare e normalizzazione della scrittura e della regia.
Non rischia niente questa volta Derek Cianfrance nella realizzazione dell'ultimo dei suoi lavori. La storia, ambientata nella Nuova Zelanda nel subito dopo la Grande Guerra, narra le vicende della coppia Tom/Isabel che vivono nell'isolamento di Janus, Tom essendo il guardiano del faro di Janus. E' l'isolamento e questi magnifici paesaggi che accompagnano le vicende della coppia alla ricerca di un desiderio inappagato: quello di diventare genitori.
Cianfrance riesce a scandagliare con efficacia la crisi della coppia nel venir meno di quello desiderio acuto di genitorialità. Ed è qui che la figura doppia di donna-mamma, una vera ed una nel desiderio straordinario di esserlo si contrappone alla figura della donna in "Elle". Lontana dalla Michelle della Isabelle Huppert in Elle, la donna madre interpretata dalla Rachel Weisz o dalla Alicia Vikandert è trasparente e lineare, capace di far trasparire senza difficoltà le emozioni e il dolore.

"Passeri ", film nella rassegna regionale del prossimo martedì e mercoledì è la sorpresa del cinema nordico in questa stagione. Il film racconta un passaggio drammatico che coinvolge un sedicenne costretto a trasferirsi dall'Islanda in Uganda. Un simile passaggio dominato dal contrasto è spunto per il regista Runarsson per raccontare una storia di fatiche e incontri tra realismo e poesia con uno stile narrativo asciutto ma delicato allo stesso tempo.
"Il cliente" il secondo film in proiezione nella rassegna Saison Culturelle la prossima settimana è l'ultima fatica del famoso regista iraniano Asghar Farhadi. Ed è anche in questo caso un trasferimento che sconvolge la vita dei protagonisti. Emad e Rana cambiano casa, si trasferiscono in un nuovo alloggio il cui passato nasconde segreti oscuri. Farhadi sceglie il genere thriller, inedito per lui, per raccontare la complessità dei rapporti umani, con uno stile nuovo tra teatro e vita.

  • ELLE
    un film di Paul Verhoeven

    Quando Michelle, il CEO di una compagnia di videogiochi, viene attaccata nella sua casa da un misterioso assalitore, rifiuta di lasciare che la sua esistenza venga turbata. La sua crisi coinvolge però la madre settantacinquenne, il padre che si trova in carcere per omicidio plurimo, il suo figlio immaturo, il suo ex marito e il suo amante. La donna tratta tutti con la stessa freddezza e il suo approccio alla situazione si mantiene inalterato. Finché non appare chiaro che l'assalitore non ha ancora finito con lei. Ma quando egli inizia a perseguitarla, la donna lo ripaga della stessa moneta.

    Dark, divertente, scomodo, ironico, appassionante e teso, Elle è il cinema di cui oggi abbiamo più bisogno

    Erano dieci anni – se si esclude la parentesi di Steekspel, mediometraggio “collettivo” e ludico – che il regista olandese era lontano dal cinema, e non poteva tornare più alla grande, girando un film che riassume tanto del suo lavoro precedente e che espande il vasto terreno delle sue esplorazioni. Ad aiutarlo, una sontuosa Isabelle Huppert, che interpreta un personaggio quintessenziale, estremizzazione di tutte i tic e delle idiosincrasie che l'attrice francese porta abitualmente al cinema ma desacralizzata e resa lievissima dall'ironia e dal sarcasmo del copione e della sua recitazione. Quello della Huppert, che è Michèle, la"elle" del titolo, non è solo il personaggio protagonista della storia, ma è quello che giganteggia su tutti gli altri per energia e per perversione, nonostante tutte le tante altre, sottili ma evidenti, che sono state date in dote a ogni altra figura della storia. Figlia di un serial killer che è in prigione da anni, e che lei non vede da altrettanti, Michèle è diventata una donna ricca e di successo, gestisce una software house di videogiochi, e reagisce allo stupro che apre il film nella maniera più imprevedibile possibile: ignorandolo, andando avanti come niente fosse, ma al tempo stesso, con la duplicità e l'ambiguità che ammanta tutto il film, cercando di scoprire chi sia che ha violato il suo corpo e la sua casa, e che sembra non volerla lasciare in pace . Michèle, d'altronde, non ha mica il physique du rôle della vittima. È una donna forte e indipendente, senza peli sulla lingua, che non risparmia nessuno, a partire dalla madre e dal figlio un po' cretino che fa finta di non accorgersi di avere avuto un neonato inspiegabilmente nero; che va a letto col marito della sua migliore amica e socia in affari (e forse non solo...), e cerca di sedurre il vicino di casa dalla cattolicissima moglie; che sul lavoro non ha esitazioni e che, scoperto il suo violentatore, inizierà con lui una sorta di depravato gioco sado-masochista .

  • LA LUCE SUGLI OCEANI
    un film di Derek Cianfrance

    Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, il guardiano del faro di una remota isola australiana salva un bambina trovata in una barca e decide di crescerla insieme alla giovane moglie come se fosse loro figlia.

    La vera ossessione di Derek Cianfrance sembra essere la volontà di scandagliare la crisi di coppia in tutte le varianti possibili.

    Un faro guida a distanza i naviganti e proietta la sua luce a perdita d’occhio da un’isola sperduta nell’Australia Occidentale. Tom Sherbourne (Michael Fassbender) è un ex-combattente sul Fronte occidentale dopo la Grande Guerra e ottiene l’incarico di guardiano del faro di Janus, nel tentativo di allontanarsi dal mondo e dalle immagini di un conflitto a cui è sopravvissuto. La possibilità di distanziarsi dal passato consiste nell’autobandirsi dalla società per espiare le proprie colpe. L’isolamento è addolcito da Isabel (Alicia Vikander, premio Oscar 2016 come miglior attrice non protagonista per The Danish Girl) che sposa Tom e sceglie di vivere a Janus.
    La luce sugli oceani, adattamento cinematografico di Derek Cianfrance dell’omonimo best seller del 2012 dell’autrice M. L. Stedman, porta in scena lo strazio di una coppia alla ricerca di un desiderio inappagato: avere un figlio. Isabel subisce due aborti, ma inaspettatamente l’oceano le restituisce una barca con una neonata e il cadavere di un uomo. Tom e Isabel decidono di allevare in segreto la bimba, che sarà così loro figlia, Lucy.
    Le vicende del romanzo della Stedman offrono a Cianfrance materiale per lavorare su tematiche care al suo cinema precedente: il destino ineluttabile, le coppie e le famiglie colpite da fratture emotive non superabili, il senso di colpa lacerante, la solitudine irrisolvibile. I temi del melodramma cinematografico classico erano presenti e già stati reinterpretati efficacemente in Blue Valentine e Come un tuono. In quei film i tòpoi del mélo venivano attualizzati con asciuttezza stilistica e narrativa. In un ideale percorso evolutivo, La luce sugli oceani avrebbe dovuto proseguire questo processo di ri-generazione cinematografica, ma laddove ci si sarebbe aspettati un’evoluzione, si assiste ad una normalizzazione della scrittura e della regia
    La luce sugli oceani vive di una dialettica continua e irrisolta tra la distanza – ricercata dai personaggi, vissuta nell’isolamento di Janus – e la vicinanza emotiva ricercata sistematicamente da Cianfrance.

Dal Teatro Bolshoi di Mosca

Domenica 7 aprile ore 16.00

UNA SERATA CONTEMPORANEA

suite di 3 balletti

Un nuovo appuntamento "Serata Contemporanea", è uno spettacolo che raccoglie tre dei balletti più amati del ‘900.
Si apre con The Cage, capolavoro del regista e danzatore statunitense Jerome Robbins sul Concerto in Re per archi di Stravinskij. Presentato per la prima volta nel 1951, il balletto ha scioccato il mondo con la sua rappresentazione di un mondo animale dominato dal genere femminile, dove vengono perpetrati quotidianamente terribili atti di violenza.
Si continua con Russian Seasons, creato dal guru della danza russo Alexei Ratmansky su musiche di Leonid Desyatnikov che ripercorrono il calendario liturgico russo ortodosso. Le classiche figure del balletto si dissolvono in un suggestivo paesaggio di forme geometriche e colori, per esplorare esperienze umane come l’amore, la perdita e la morte.
Conclude lo spettacolo Études, che nel 1948 ha condotto il maestro danese Harald Lander al successo internazionale. Il lavoro è pensato come un omaggio agli esercizi quotidiani dei danzatori, con spettacolari esempi di virtuosismo.