da venerdì 24 febbario a mercoledì 1 marzo 2017

L'ELEGANZA DEL POTERE

Jacqueline Kennedy operò un profondo restyling degli interni della residenza presidenziale, uno per il quale fu attaccata e che giustificò al paese in una trasmissione televisiva in cui lei stessa introduceva per la prima volta il popolo americano dentro la Casa Bianca, mostrandone ogni sala e ogni scelta fatta all’insegna della tradizione. Questa trasmissione c’è in Jackie, Larrain la propone intenzionalmente. La Casa Bianca al massimo del suo splendore, i balli e le feste con musica in cui tutti ridono e poi le camminate di Jackie, sola e ancora sporca di sangue, nelle grandi stanze ormai vuote e silenziose. Gli esterni sono buio, umido e nebbia; gli interni sono luminosi e accoglienti ma permeati da un’aria di fine. Insomma mentre Natalie Portman lavora come fa il cinema americano in questi casi, con la passione per l’estroversione del dolore sommesso nei piccoli riti (svestirsi, truccarsi, pulirsi…), Larrain le costruisce intorno qualcosa di più grande in cui muoversi, qualcosa che dia ancora più senso a quel che lei fa.
Il regista cileno racconta sempre di come il potere influisca sugli uomini, solitamente piccoli, ordinari e lontani dalla grande politica, eppure preda di un’aria più grande di loro. Jacqueline Kennedy quell’aria la respirava da vicino e la sua lotta per un trionfo mediatico (che poi è la maniera in cui vuole scrivere la memoria del marito e dei giorni che anche lei ha passato alla Casa Bianca) è la conseguenza del grande potere che ha respirato. “Non ero niente” dice lei, “è stata tutto” dice il regista, e ha visto quel tutto crollare.

Internet, un mondo che fa parte oramai della nostra vita quotidiana è il denominatore comune dei due film in programmazione nella rassegna risevata al cinema della Saison Culturelle il prossimo martedì e mercoledì. "Lo and Behold" - è un documentario firmato Werner Herzog. E' la storia dell'Internet e dei suoi effetti sulla nostra vita di tutti i giorni, un racconto a capitoli che cerca di mettere ordine, farci capire meglio lo sviluppo e gli effetti di questo mondo per molti di noi ancora oscuro e sconosciuto."Snowden" è un nome che oramai tutti conosciamo dalla cronaca degli ultimi anni. Oliver Stone ripercorre con la sua visione polemica e il suo piglio moralista la storia della più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dell'Intelligence degli Stati Uniti che ha come protagonista Edward Snowden, l'uomo che ha rivelato al mondo l'esistenza di programmi di sorveglianza in massa a disposizione del governo statunitense.

  • JACKIE
    un film di Pablo Larrain con Natalie Portmann

    Biopic che si svolge nei quattro giorni compresi tra l'assassino di Kennedy e la sua sepoltura, mostrando le reazioni del suo entourage e in particolare della moglie Jackie.

    Pablo Larrain sceglie gli USA per il suo settimo lungometraggio, un insolito biopic incentrato sui tre tre giorni successivi all'assassino di JFK, visto attraverso gli occhi della moglie Jacquelin

    Larrain, come sempre succede, fugge la retorica, che non è proprio nelle sue corde; la sua Jacqueline (Natalie Portman) è sì la first lady, moglie e donna che nel giro di poche ore ha letteralmente perso quasi tutto. Ma sarebbe un errore credere che con quel "tutto" ci si riferisca al ruolo istituzionale, o finanche al matrimonio: Jackie in quelle ore ha seriamente rischiato di perdere sé stessa. Lo dice chiaramente al prete che tenta una sorta di confessione allargata: «padre, ogni giorno prego di morire». Il regista cileno è quello adatto a raccontare questa storia, che in mano a tanti altri, anche navigati, si sarebbe risolta nell'ennesimo polpettone patinato, tanto impeccabile quanto vuoto. Ed invece questo Jackie un'anima ce l'ha, ed è pure bella.
    Un giornalista va a trovare l'ex-first lady per un'intervista destinata a fare il giro del mondo. Sarà la sua di versione, pacata e tutt'altro che controversa, di quanto accaduto quel giorno a Dallas. Ma soprattutto di ciò che ne è seguito. Larrain si concentra sui tre giorni successivi, ancora una volta disinteressandosi di alcun rigore cronologico per tuffarsi a capofitto su una progressione di tipo emozionale. Il suo è un racconto che procede per sensazioni, non introspettivo, attenzione, bensì evocativo: la musica detta il tempo, il montaggio segue in accordo. Ciò che deve emergere è la complessità di una situazione che per la diretta interessata vira vertiginosamente in tragedia.
    La Portman regge benissimo il peso di un ruolo che presentava i suoi ostacoli. Il titolo non è casuale, infatti, dato che tutto ruota attorno a lei; la macchina da presa le si posa addosso costantemente con grazia e discrezione, pur non lesinando primi piani stretti. La segue per restituircela quanto più integra possibile, nella sua debolezza e fragilità, che diventano, come sovente accade, le componenti mediante le quali riusciamo a scorgere con maggiore chiarezza il personaggio. Jackie è peraltro film che di americano ha proprio il suo soffermarsi su una prova di resistenza inizialmente al di là delle forze di chi la affronta, salvo poi venirne a capo un po' per forza di volontà un po' per quel senso di responsabilità tanto celebrato in certi circoli, oltre che iscritto nel DNA culturale.

  • ROSSO ISTAMBUL
    un film di Ferzan Ozpetek

    Un regista turco che da molti anni vive a Roma fa ritorno a Istanbul, la sua città natale. Qui si accenderanno nuovamente i ricordi della propria infanzia e dei primi amori e avverrà un incontro inaspettato. Ferzan Ozpetek porta sul grande schermo il suo omonimo libro del 2014, tra romanzo e autobiografia.

    Pablo Larrain sceglie gli USA per il suo settimo lungometraggio, un insolito biopic incentrato sui tre tre giorni successivi all'assassino di JFK, visto attraverso gli occhi della moglie Jacquelin

    E' un viaggio nella memoria spazio-temporale, una testimonianza d’amore per una città (Istanbul) e per un paese, un inno all’amore e alla voglia di vivere, inventandosi, quotidianamente, un buon motivo per andare avanti. Dallo stile del regista emergono i temi a lui più cari e, soprattutto, la capacità, anche con la scrittura, di evocare immagini e situazioni. Certo il film ha una dimensione sensoriale diversa, ma il romanzo lascia spazio ulteriore all’immaginazione e alle proiezioni del lettore. Il taglio autobiografico è indubbio anche se viene diluito in una serie di situazioni e di storie che potrebbero apparire nei prossimi film. E al lettore del romanzo resterà il piacere di riconoscerne i caratteri. C’è molta melanconia, romanticismo, sentimento. Le quattro stelle (arrotondate per eccesso) sono giustificate dall’atmosfera di sogno che Ozpetek sa far emergere anche dalle parole stampate. Un discorso a sé merita la riflessione sul colore “rosso”. Al di là delle ovvie connessioni con la passione, mi hanno colpito alcune coincidenze (non certo casuali). Rosso è l’amore per la propria terra di nascita. Rosso è il colore della bandiera turca. “Il mio nome è rosso” è il titolo di uno dei romanzi più belli, d’amore e di mistero, del premio Nobel Orhan Pamuk (con i suoi tributi alla straordinaria Istanbul). Rosso è il colore della rivolta dei giovani, da sempre! E rosso è il rifiuto della distruzione dei simboli culturali di una città per far posto ai nuovi tempi del consumismo (nel caso specifico la difesa del cinema Emek Sinemasi e per gli alberi di Gezi Park). Rosso è il colore del tramonto sul Bosforo e dal rosso nasce il blu dell’alba e dei fantasmi.

Esclusivamente al DeLaVille
Domenica 26 febbario 2017 ore 16.00

DAL BOLSHOI TEATRO DI MOSCA

LA BELLA ADDORMENTATA

Balletto di Grigorovich sulla musica di Tchaikovsky

Un classico risplendente pieno di fantasia e meraviglie. La generazione più giovane dei ballerini del Bolshoi ci accompagna in un fantastico sogno, il master piece della stagione!