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Sole

Un film di Carlo Sironi

Sole, film diretto da Carlo Sironi, racconta la storia di Ermanno (Claudio Segaluscio), un ragazzo che vive la sua vita in modo piatto, tra gioco d'azzardo e piccole attività illegali, come furti. Un giorno conosce Lena(Sandra Drzymalska), sua coetanea di origini polacche, giunta in Italia incinta per vendere la sua bambina e con i soldi poter dare inizio a una nuova vita. Ermanno è deciso ad aiutarla a fingere che la piccola che porta in grembo la giovane sia sua figlia. Il piano coinvolge gli zii del ragazzo, che purtroppo non possono avere bambini, e potrebbero adottare la nascitura più facilmente proprio perché parenti stretti del fantomatico padre. La bambina, di nome Sole, viene alla luce, ma nasce prematura e ha bisogno di essere allattata al seno. È così che Lena è costretta a passare del tempo con quella figlia di cui voleva liberarsi tanto facilmente, ma nonostante ciò cerca di non instaurare alcun tipo di rapporto - né di affetto - con lei. Al contrario, in Ermanno scatta qualcosa. Sole lo conquista e inaspettatamente il giovane avverte il bisogno di accudirla come se fosse sua. In questo vortice di emozioni che lo travolge c'è anche Lena, con la quale instaura un rapporto improvviso sino a sentirsi parte di una piccola famiglia.

Con Sandra Drzymalska Claudio Segaluscio Bruno Buzzi Barbara Ronchi Vitaliano Trevisan

Produzione: Italia , 2019 , 102min.

Sole (2019): Il Trailer del Film di Carlo Sironi - HD

Sole, lungometraggio di debutto di Carlo Sironi, classe 1983, è innanzitutto la storia di due orfani, Ermanno e Lena, che non hanno idea di quale sia il loro posto nel mondo, né men che meno quale posto dare ad un bambino destinato a nascere in questo mondo così com'è.

Sironi ha alle spalle alcuni cortometraggi - Sofia, Cargo, Valparaiso - premiati ai festival internazionali, e già l'insistenza su un titolo di una sola parola dà la misura dell'essenzialità della sua visione. La narrazione di Sole è asciutta, lineare, quasi ascetica, con un'ottima padronanza del mezzo cinematografico (e il contributo significativo della fotografia dell'ungherese Gergely Poharnok) e un grande senso del pudore nel raccontare una storia di giovani anime perdute.

Il problema, per un regista abituato a frequentare i grandi festival internazionali, è che questa storia è stata già raccontata al cinema infinite volte (un esempio per tutti: i fratelli Dardenne) e già dalla prima inquadratura sappiamo qual è la parabola che si andrà a delineare: poche svolte narrative, una sola piccola sorpresa finale, e una carenza di tensione che fa sembrare il film più lungo e più lento di quanto giovi ad un racconto già di per sé scarno e disadorno.

Il formato 4:3, scelta azzeccata per descrivere una situazione claustrofobica, aiuta a creare l'atmosfera giusta ma costringe ulteriormente la visuale: una decisione probabilmente voluta, ma di difficile gestione per gli spettatori. I due attori protagonisti, Sandra Drzymalska (fisicamente simile a Elle Fanning) e Claudio Segaluscio, sono intensi e convincenti, anche se a Segaluscio tocca incarnare la catatonia di Ermanno dalla prima alla (pen)ultima scena.