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Rosa

Un film di Katja Colja

Rosa, film diretto da Katja Colja, è la storia di una donna (Lunetta Savino) meridionale di sessant'anni, sposata da quaranta con lo sloveno Igor (Boris Cavazza). Il loro legame è sopravvissuto a molti momenti negativi e a diverse tempeste, che - seppur di passaggio - hanno raffreddato il loro matrimonio. Una di queste è stata la scomparsa della figlia più giovane, Maja; un dolore incolmabile che ha eretto tra Rosa e Igor una parete invalicabile. I due, infatti, vivono sotto lo stesso tetto, ma percorrono ognuno per proprio conto un doloroso cammino di solitudine. Solo Nadi, la figlia maggiore, può riuscire talvolta a far sì che i suoi genitori si guardino ancora una volta negli occhi. Ma sarà una nuova ed eclatante scoperta a ridare la forza a Rosa, quando scoprirà, infatti, che Maja vendeva sex toys insieme a Lena, una parruccjoera che organizza incontri per donne che desiderano riscoprire il proprio corpo e la loro sessualità. Incuriosita dall'argomento, ultimo legame con la figlia scomparsa, la donna verrà a contatto con altre donne, altre storie e tornerà a riprendere familiarità con parti di sé dimenticate o forse mai conosciute. Rosa troverà una nuova forza dentro di sé che le permetterà di prendersi cura non solo di se stessa, ma anche di chi ama.

Con Lunetta Savino Boris Cavazza Simonetta Solder Branko Djuric

Produzione: Slovenia , 2019 , 80min.

Rosa - Trailer ITA Ufficiale HD

Rosa è il racconto di un ritorno alla vita, e non deve spaventare la mestizia delle prime scene, perché seguiranno sorprese: la prima riguarda una parrucchiera e il suo punto vendita segreto di sex toys per risvegliare la sessualità delle donne over -anta. Un gruppo demografico raramente raccontato al cinema, se non in forma di commedia (per non dire di farsa) e invece qui ritratto nel suo disincantato pieno di humor, nelle sue ingenuità e nei suoi desideri nascosti ma non sopiti.

Attraverso di loro e in particolare attraverso Rosa, Colja racconta una sensualità femminile senza età, capace di attirare a sé come un magnete chi vorrà accorgersene. La regista filma il corpo adulto della sua protagonista senza falsi pudori, con grande rispetto e una mancanza totale di condiscendenza, e quel corpo e il viso intenso di Lunetta Savino sono la tavolozza su cui dipinge il racconto.

Il suo stile scarno ed essenziale appartiene più al cinema dell'Europa dell'Est che a quello italiano, raffredda il melodramma e lavora sui dettagli: due piedi che penzolano desolatamente da un (ex) letto coniugale e più avanti strofinano la terra ritrovandone il contatto consolatore; una casa borghese foderata di tappezzerie che soffocano il dolore e costellata di oggetti che testimoniano le radici pugliesi di Rosa o la passione per le barche di Maja (le belle scenografie sono di Alessandra Mura).