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Non odiare

Un film di Mauro Mancini

Non odiare, film diretto da Mauro Mancini, è la storia del chirurgo Simone Segre (Alessandro Gassmann), che durante una notte si ritrova a dover prestare i primi soccorsi a un uomo coinvolto in un incidente automobilistico. Nonostante il guidatore sia gravemente ferito, Simone fa fatica ad assisterlo quando vede tatuata sul torace dell'uomo una svastica. Il chirurgo, infatti, è di origine ebraica e suo padre è stato deportato durante la Seconda guerra mondiale. Scosso da questa immagine, Simone si rifiuta di prestare all'uomo i primi soccorsi, complice il fatto che nessuno lo ha visto sul luogo dell'incidente. Accetta così di farlo morire. Ma nei giorni successivi prevalgono i sensi di colpa e Simone decide di occuparsi dei figli rimasti orfani dell'uomo. Assume la maggiore, Marica (Sara Serraiocco), come colf, ma la 27enne non sa che il suo datore di lavoro è colui che ha lasciato morire suo padre. In poco tempo il chirurgo, colpito dalla ragazza, finisce col provare una forte attrazione per la giovane.

Con Alessandro Gassmann Sara Serraiocco Cosimo Fusco Lorenzo Acquaviva Luca Zunic

Produzione: Italia , 2020 , 90min.

NON ODIARE | Trailer Ufficiale | Al Cinema

È una storia vera quella che racconta Mauro Mancini al suo esordio. È il racconto dell'impossibile perdono di un uomo, il cui rifiuto continua a turbarlo.

Simone Segre è un chirurgo con una ferita aperta. Impossibile per lui ricucire. Da qualche parte nel suo background c'è un dolore che non passa e un padre ingombrante, sopravvissuto alla Shoah. L'omissione di soccorso alla vittima di un pirata della strada con la svastica tatuata sul petto, travolge la sua vita e lo conduce fino a Marica, una giovane donna, figlia della vittima. Per mettere a tacere il senso di colpa assume Marica come collaboratrice domestica e si scontra con suo fratello, giovane camerata che non vuole saperne di ebrei ed emigrati. Ma la vita fa giri imperscrutabili e li sposta dal loro centro.

Appoggiato sulle spalle del suo protagonista, Non odiare sonda i limiti del perdono e affida ad Alessandro Gassmann il suo ruolo più bello e viscerale. L'attore abita il dolore e lo restituisce con una performance rigorosa e implacabile nel rifiutare la grazia. Il percorso, lungo e doloroso, incrocia quello di un fascista in erba che non ha davvero idea di quello che dice e di quello che fa.

Alla maniera di Simon Wiesenthal ("Il Girasole"), di cui per caso o forse per intenzione porta il nome, Simone Segre non cessa di combattere un fascista quando ne vede uno, di 'farsi giustizia' almeno fino al giorno in cui qualcosa si spezza. La crisi annuncia una possibilità, quella di confrontarsi con quell'odio sempre attuale, sempre terribile. È possibile perdonare l'imperdonabile? Il titolo del film sembra indicare la via migliore, una strada percorribile a doppio senso. Ma le cose non sono così semplici, al cinema come nella vita.

L'impossibilità di dimenticare è il fondamento che costituisce il protagonista, cresciuto da un padre che vediamo solo nel prologo. Un prologo che risale il tempo e la memoria dichiarando allo spettatore che non c'è niente altro che la sofferenza a fondare Simone. La riva di un fiume, dove è costretto a scegliere chi salvare e chi annegare, diventa il suo luogo d'origine. Su quello stesso fiume, diversi anni dopo scivola 'navigando' a vista. Sarà il destino, meglio, un 'incidente' del destino a costringerlo a guardarci dentro, a guardare sotto, ad addomesticare il dolore come il cane mordace del padre lasciato come un'eredità feroce.