Salta al contenuto principale

Lettera a Franco

Un film di Alejandro Amenábar

Lettera a Franco, il film diretto da Alejandro Amenábar, è ambientato in Spagna nell'estate del 1936. Il famoso scrittore Miguel de Unamuno (Karra Elejalde) decide di sostenere pubblicamente la ribellione militare, che promette di portare ordine nella disastrosa situazione del paese. Il governo repubblicano lo rimuove immediatamente dalla carica di rettore dell'Università di Salamanca. Nel frattempo, il generale Franco (Santi Prego) invia le sue truppe al fronte ribelle, mietendo i primi successi, con la segreta speranza di assumere il pieno comando della guerra. La deriva sanguinosa del conflitto e l’arresto di alcuni dei suoi compagni fanno sì che Unamuno metta in discussione la sua posizione iniziale e rivaluti i suoi principi. Quando Franco trasferisce il suo quartier generale a Salamanca e viene nominato capo dello Stato nazionalista, il filosofo si reca al suo palazzo per chiedere clemenza.

Con Eduard Fernández Karra Elejalde Nathalie Poza Maarten Dannenberg Luis Zahera

Produzione: Spagna , 2019 , 107min.

Lettera a Franco | Trailer Ufficiale

Alejandro Amenábar ricostruisce una fase cruciale della storia spagnola del Novecento dal punto di vista di un anziano pensatore convinto di poter esprimere liberamente il proprio pensiero, ma schiacciato dalla macchina propagandistica.

È sempre difficile - ma inevitabile, nel caso del cinema pensato per il grande pubblico - mettere in scena la Storia con esattezza, incanalando in una narrazione coerente e progressiva le spinte, le contraddizioni e le sovrapposizioni degli eventi passati. Lettera a Franco, che nel 2019 ha segnato il ritorno di Alejandro Amenábar in Spagna quattordici anni dopo Mare dentro, racconta la genesi della guerra civile spagnola con un approccio il più analitico possibile, attraverso la vicenda biografica di un'illustre figura della cultura dell'epoca, per molti il più grande poeta del Novecento con l'amico Federico García Lorca (ucciso dai falangisti proprio nei giorni del golpe).

La sceneggiatura scritta con Alejandro Hernández cerca il più possibile la distanza dai fatti, in una prospettiva che se non è propriamente revisionista fa di tutto per replicare la visione dello stesso Miguel de Unamuno, equidistante da entrambe le posizioni in lotta dopo aver sconfessato la parte golpista inizialmente abbracciata. È noto che prima di morire d'infarto in seguito ai fatti raccontati dal film, il professore e poeta disse che la guerra civile era per il suo paese una «barbarie unanime»: «Eccola», scirsse, «la mia povera Spagna, si sta dissanguando, rovinando, avvelenando e instupidendo...».

Colpisce, in Lettera a Franco, il modo in cui è rappresentato il generale Franco, futuro caudillo inizialmente riluttante di fronte all'enormità del potere che avrebbe riunito nelle sue mani: il ritratto è quello di un uomo piccolo piccolo, quasi impaurito e passivo, laddove il futuro responsabile della propaganda monarchica, José Millán-Astray, è dipinto come il vero artefice delle azioni dell'esercito, con alle spalle gli ispiratori nazisti.