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Le Verità

Un film di Hirokazu Kore-Eda

Le Verità, film diretto da Hirokazu Koreeda, è la storia di un rapporto conflittuale, quello tra madre e figlia: star del cinema, ammirata dagli uomini la prima, Fabienne (Catherine Deneuve); sceneggiatrice e afflitta dall'ingombrante figura materna la seconda, Lumir (Juliette Binoche). Quando viene pubblicata la biografia dell'attrice - impegnata in uno sci-fi nel quale interpreta una madre che non invecchia mai - Lumir torna a Parigi con suo marito (Ethan Hawke) e il suo bambino dall'America, dove la piccola famiglia si era trasferita anni prima per porre una distanza fisica ed emotiva con Fabienne. Il ricongiungimento tra madre e figlia, dopo questo lungo perido di lontananza, sarà più turbolento che mai e porterà a galla verità non dette, risentimenti mai sopiti e confessioni rimaste a lungo sepolte.

Con Catherine Deneuve Juliette Binoche Ethan Hawke Ludivine Sagnier Roger Van Hool

Produzione: Francia Giappone , 2019 , 106min.

Le Verità - TRAILER UFFICIALE - Dal 10 Ottobre Al Cinema!

Kore-eda si cala splendidamente nel cinema francese con una ricca storia di confronto familiare.

Il giardino della villa di Fabienne è nel mezzo di Parigi, e quando d'estate cadono le foglie il rumore della metro si fa più acuto, ma sembra un mondo a parte, recluso. È il piccolo regno di una donna che al mestiere di attrice ha dato tutto, anche a scapito degli affetti personali.

Kore-eda, nel suo secondo debutto stavolta in territorio straniero, con la curiosità meticolosa dell'outsider esplora ogni angolo di una casa bellissima, "anche se c'è una prigione proprio qui dietro". E in una prigione della parola deve sentirsi Lumir, figliol prodiga che da bambina voleva fare l'attrice, ma che da adulta è diventata sceneggiatrice, nel tentativo forse di dare un senso alla voce di una madre che spesso di fronte alla realtà sceglie di far vincere la leggenda. Per essere l'opera di un regista che gira in una lingua non sua, Le Verità stupisce per la perfetta sinfonia di ambiguità e allusioni dei suoi dialoghi, giocati su un corto circuito costante di età, ruoli familiari, ricordi e riflessi di sé.

Sull'onda della consacrazione con Un affare di famiglia, Palma d'oro a Cannes e grande successo internazionale, l'autore giapponese si cala nel contesto alto-borghese della vecchia Europa in modo discreto ma decisivo, recando in dote il suo elegante rigore di messa in scena a beneficio di una storia che, lasciata al suo eccesso francese, avrebbe potuto facilmente perdersi.

Poco incline ad avventurarsi per le vere strade di Parigi, che fanno solo un paio di fuggevoli apparizioni, Kore-eda crea invece una domesticità sempre visibilmente artefatta (dal suddetto giardino-prigione agli interni in auto, così simili al green screen sulle finestre del set cinematografico a cui conducono) in cui Catherine Deneuve e Juliette Binoche possono giocare la loro partita a suon di finzioni. Le due star, mai prima insieme sullo schermo, sono poco credibili come madre e figlia, ed è proprio questo il punto: nemmeno i loro personaggi ci credono, in un film troppo plurale per essere categorico.