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Le jeune Ahmed

Un film di Jean-Pierre Dardenne Luc Dardenne

Le jeune Ahmed tradotto in italiano "L'età giovane", film diretto da Jean-Pierre e Luc Dardenne, racconta la storia di Ahmed (Idir Ben Addi), 13enne belga musulmano intenzionato ad abbracciare il radicalismo della sua religione e uccidere la propria insegnante (Olivier Bonnaud). Cresciuto nel Belgio moderno, il ragazzo subisce l'influsso del suo imam, Youssouf (Othmane Moumen), che professa ideali di purezza e di castigo contro coloro che non rispettano le regole, come la docente in questione, definita apostata. L'uomo percepisce l'energia di Ahmed e lo plasma a tal punto che il ragazzo è determinato a compiere l'omicidio in nome di quelle convinzione religiose che gli sono state inculcate. Ahmed diventa imperscrutabile, nessuno sembra riuscire a comunicare con lui, né a madre né i suoi coetanei e né tanto meno la sua professoressa. Ormai chiuso in se stesso e nei suoi pensieri, il giovane integralista si ritroverà di fronte a una dura scelta: macchiare le sue giovani mani (e la fedina penale) di sangue o mantenere la sua purezza adolescenziale?

Con Idir Ben Addi Olivier Bonnaud Myriem Akheddiou Victoria Bluck Claire Bodson

Produzione: Belgio , 2019 , 84min.

LE JEUNE AHMED Bande Annonce (2019)

Ahmed ha 13 anni ed è entrato nella spirale dell'integralismo musulmano grazie all'indottrinamento di un imam che, tra le altre cose, gli ripete che la sua insegnante di lingua araba, anch'essa musulmana, è un'apostata. Ahmed che venera un cugino martire dell'Islam, decide allora di procedere autonomamente e di passare all'azione nei suoi confronti.

Considerato il clima politico-sociale italiano sul tema dell'immigrazione e della presenza dei musulmani una premessa diventa necessaria affinché il film non venga letto come un facile j'accuse ai seguaci di Maometto. Nei titoli di coda si può leggere il ringraziamento al Ministro per la gioventù e lo sport belga che si chiama Rachid Madrane. Dal nome non è difficile comprendere che si tratta di un belga di origini marocchine. Situazione che da noi solleverebbe l'indignazione di una parte consistente dell'elettorato e che nell'attualmente meno rissoso Belgio (dove non sono mancati, non dimentichiamolo, sanguinosi attentati) permette invece a quel ministro di sostenere un film che è anti-integralista ma non per questo antimusulmano.

Se in Rosetta i Dardenne seguivano da vicino la disperazione di una ragazza bisognosa di un lavoro che non riusciva a trovare, in Le jeune Ahmed la disperazione sembra avere trovato ospitalità nel loro sguardo.

La radicalizzazione del ragazzino è a un livello tale da manifestarsi compulsivamente anche nella gestualità e da rendere praticamente fallimentari i tentativi di tutti coloro che lo circondano. Che reagisca insultando in famiglia o che rifiuti il benché minimo contatto con l'altro sesso o con gli animali (questi sono solo due esempi della sua rigidità di fatto onnicomprensiva) nulla sembra riuscire a scalfire la corazza che gli è stata costruita addosso su misura e che ora ne limita qualsiasi movimento intellettuale o affettivo.

I Dardenne, che, come è noto, sono attentissimi alla scrittura dei loro film dopo un terzo della vicenda si permettono di spiazzare gli spettatori suggerendo una possibilità di ripensamento. Si tratta di un'iniziale inversione di marcia che non trova apparenti giustificazioni alla quale però sia chi è in sala sia educatori e psicologi che accompagnano Ahmed in un tentativo di recupero vogliono poter credere. Perché i due registi belgi non hanno mai smesso di sperare nelle persone che mettono in scena senza per questo voler ricercare accomodanti happy end.