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Il male non esiste

Un film di Mohammad Rasoulof

l Male non esiste, film diretto da Mohammad Rasoulof, racconta quattro storie, tutte incentrate sul dramma vissuto dal popolo iraniano, vessato da un regime dispotico che non gli permette di esprimere la propria libertà o di ribellarsi alle ingiustizie. Quattro storie che passano da un genere all'altro, dal dramma familiare all'azione, attraversando il sentimentale fino a giungere al thriller. Tramite i suoi quattro protagonisti, il film diventa una raccolta di storie sulla pena capitale, legate tematicamente l’una all’altra e volte a rappresentare un paese in cui vengono messe a morte ogni anno oltre 500 persone. Heshmat (Ehsan Mirhosseini), marito e padre, cerca di non far mancare nulla alla sua famiglia; ogni giorno si alza per andare a lavorare e sbarcare il lunario. Ma qual è il suo lavoro? A Pouya (Kaveh Ahangar) è stato affidato un duro compito: eliminare un essere umano. L'uomo non se la sente di essere colui che sceglie di interrompere una vita umana e si chiede come riuscire a evitarlo. Javad (Mohammad Valizadegan) è pronto a festeggiare il compleanno della sua fidanzata, chiedendola in sposa. Il giovane, però, in quel giorno felice dovrà fare i conti con qualcosa che ha sconvolto la sua amata. Infine, c'è un medico, Bahram (Mohammad Seddighimehr), che presta il servizio in una zona remota e decide di contattare sua nipote in Germania per vederla per la prima volta. L'incontro tra i due ha uno scopo: Bahram vuole rivelare alla giovane un segreto davvero importante.

Con Ehsan Mirhosseini Kaveh Ahangar Mohammad Seddighimehr Mohammad Valizadegan Baran Rasoulof Shahi Jila

Produzione: Germania Iran Repubblica Ceca , 2020 , 150min.

"IL MALE NON ESISTE" - Trailer italiano ufficiale

Forse non tutti sanno che di "Bella ciao" non esiste solo l'universalmente nota versione partigiana ma anche una legata al lavoro delle mondine. Alcuni dei suoi versi recitano:

Il capo in piedi col suo bastone
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar.
(...) Ma verrà un giorno che tutte quante
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ma verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà.

È nella versione cantata da Milva che essi risuonano nel film di Mohammad Rasoulof a sottolineare il bisogno di liberarsi da un particolare lavoro in uno Stato che prevede ancora la pena di morte. Il cinema iraniano, anche quello di grande valore artistico e tematico, è rimasto quasi sempre legato a situazioni e condizioni locali. Solo l'emigrazione ha permesso ad alcuni registi (ad esempio Asgar Farhadi) di allargare i propri orizzonti.

In questa occasione Rasoulof, restando forzatamente in patria in seguito a una sentenza che lo considera "propagandista contro il governo islamico", realizza un film che andrebbe acquisito dalle distribuzioni di tutto il mondo e, in particolare, da quelle dei Paesi che conservano nella loro legislazione la pena di morte.

Perché le quattro vicende che mette in scena in capitoli separati, aventi un loro titolo specifico, affrontano tutte il tema seppur da prospettive diverse e con grande efficacia narrativa. Rasoulof dice che un giorno ha visto casualmente in strada uno dei suoi persecutori del passato e si è messo a seguirlo con l'intenzione di affrontarlo verbalmente in modo molto duro. Ma, prima di farlo, si è accorto dai comportamenti dell'uomo che non era un mostro ma che lo Stato repressivo lo aveva indirizzato in modo tale che il suo lavoro ne garantisse la continuità illiberale.