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Grazie a Dio

Un film di François Ozon

Grazie a Dio, il film diretto da Francois Ozon, è tratto da una storia vera e vede come protagonisti Alexandre (Melvil Poupaud) e due suoi amici d'infanzia. Un giorno l'uomo scopre che padre Preynat (Bernard Verley), il prete che lo ha molestato durante l'infanzia, è tornato a dir messa nella regione di Lione. Oltre a essere una vittima, Alexandre è un padre e non accetta che il sacerdote possa avere ancora contatti con i bambini. Dato che la Chiesa si rifiuta di sanzionare Preynat, l'uomo è pronto di agire per conto suo e insieme ad alcuni amici di vecchia data ed ex vittime, François (Denis Ménochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud), decide di continuare a lottare affinché il silenzio, sotto cui sono nascoste le orribili vicende, prenda voce. Iniziano una serie di denunce di eventi passati, mentre viene mostrato come il trauma si sia ripercosso sui protagonisti e le loro famiglie. Ma la battaglia all'omertà ecclesiastica provocherà conseguenze sulla vita di ognuno di loro.

Con Melvil Poupaud Denis Ménochet Swann Arlaud Eric Caravaca François Marthouret Bernard Verley

Produzione: Francia , 2018 , 137min.

GRAZIE A DIO - Trailer Italiano ufficiale

Un film sorretto da una lucida esigenza, senza costruzione melodrammatica o retorica pamphlettistica.

François Ozon appartiene da tempo di diritto a quel ristretto numero di registi (vedi ad esempio Steven Soderbergh) le cui opere, se presentate a uno spettatore ignaro della loro filmografia, potrebbero venire tranquillamente attribuite a realizzatori diversi l'uno dall'altro.

Ozon resta un autore ma ha deciso di non chiudersi in una 'certa maniera di fare cinema'. In questa occasione è stato a lungo incerto se realizzare un documentario o una fiction, una volta venuto a conoscenza del caso Preynat grazie al sito La Parole Libérée. Online erano state raccolte le testimonianze e l'azione di quelli che un tempo erano stati bambini abusati da un sacerdote e che, grazie a uno di loro rimasto fedele alla Chiesa ma sconvolto dalla scoperta dell'impunità del sacerdote, aveva avviato la procedura di messa in stato di accusa del prelato. Quest'ultimo peraltro non ha mai negato gli addebiti considerandosi 'malato'.

Grazie agli incontri con i veri soggetti della vicenda, Ozon ha compreso che, dopo essere stati al centro di numerose inchieste televisive, avrebbero preferito una trattazione della loro storia così come avvenuto, negli Stati Uniti, con Il caso Spotlight. Questo ha dato al regista al contempo una libertà di trattamento ma anche la responsabilità di un rispetto fondamentale di fatti e persone. Ruotando fondamentalmente su tre personaggi molto diversi tra loro, la sceneggiatura (che ha come unico difetto quello della eccessiva lunghezza) riesce a dare una lettura delle vicende che non si lascia mai attrarre dal facile 'j'accuse' che confonda inevitabilmente alcuni uomini della Chiesa con la fede di chi ha subito i loro abusi.