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Figli del Sole

Un film di Majid Majidi

Figli del Sole, film diretto da Majid Majidi, è ambientato nella periferia di Teheran e racconta la storia di Ali (Roohollah Zamani), un ragazzo di 12 anni, e dei suoi amici. I giovani, a causa delle misere condizioni della comunità, sono costretti ad andare a lavorare - e talvolta commettere furti - per guadagnare qualche soldo e contribuire al sostentamento della famiglia. Ma Ali sembra aver trovato la risposta ai loro problemi. Pare, infatti, via sia un tesoro nascosto sottoterra, che potrebbe cambiare per sempre le loro vite. Raggiungerlo, però, non sembra cos' facile, perché il gruppo di ragazzi deve accedere a un tunnel sotterraneo, su cui è stato costruito un edificio, che ospita un istituto di beneficenza. Non arrendendosi ai primi ostacoli, Ali e i suoi amici decidono di iscriversi all'associazione, che si occupa di lavoro minorile e di sottrarre i bambini alla strada, così da avere il via libera e addentrarsi nel misterioso tunnel...

Con Roohollah Zamani Ali Nassirian Mohammad Javad Ezzati Tannaz Tabatabaei Safar Mohammadi

Produzione: Iran , 2020 , 120min.

FIGLI DEL SOLE - Trailer ufficiale

Dedicato fin dalla didascalia iniziale a tutti i bambini sfruttati dai "grandi" in giro per il mondo, Khorshid è opera intensa e accorata, seppur limitata dal sentimentalismo della sua prospettiva.

Il regista iraniano Majid Majidi (noto per opere come The Song of Sparrows, e sensibile al mondo dell'infanzia sullo schermo come dimostra il precedente I ragazzi del paradiso) mette in scena un romanzo d'avventura adolescenziale che ha quasi i crismi dell'epopea, nonostante venga intessuto di amara disillusione nel racconto degli aspetti più sinistri della società iraniana.

Come enfatico inno all'abnegazione e al senso di fratellanza dei ragazzi, Khorshid sa bene quali note toccare, in primis ovviamente lo studio dei volti dei protagonisti. Per quanto il racconto sia elementare, la feroce determinazione della giovane star Rouhollah Zamani (nel ruolo di Ali) rende impossibile togliergli gli occhi di dosso, ipnotizzando lo spettatore con una vulnerabilità propria dei suoi anni avviluppata però in una trance di puro istinto di sopravvivenza che ha una dimensione profondamente adulta.

Nella robusta sezione centrale, Majidi sembra creare un curioso mix tra heist movie e prison movie, la cui classica immagine dell'evasione attraverso il tunnel viene rivisitata al rovescio, con un effimero e sfuggente "tesoro" come metafora di libertà e le mura di una scuola a ricordare quelle di una prigione. Scuola che però finirà per dare ai ragazzi quel senso di appartenenza che né le famiglie assenti, né tantomeno i biechi sfruttatori che li tengono sotto scacco possono offrire loro.

Furbizia e facile appello alle emozioni, dunque, in una ricetta che ha qualcosa in comune con il Cafarnao di Nadine Labaki ma riesce a mantenere quantomeno una sua specificità iraniana, in particolare nei personaggi di contorno che sono dei piccoli bozzetti di logorio, dignità e miseria